Incendi boschivi – Emergenza!

Buon pomeriggio Anime Montane!

Uno dei miei registi preferiti è senza ombra di dubbio Hayao Miyazaki. I suoi film sono incredibilmente poetici, ricchi di insegnamenti preziosi, rispettosi del rapporto tra uomo e natura, colmi di magia.
Uno dei fantastici personaggi a cui sono più legato per diversi motivi è sicuramente Calcifer un simpatico demone del fuoco la cui vita è legata ad Howl, il protagonista, grazie ad un incantesimo.
Calcifer quest’estate è stato davvero cattivo, il fuoco ha devastato più di 100.000 ettari di bosco in tutta Italia, una vera e propria catastrofe.

Il patrimonio culturale e naturalistico della nostra nazione è stato colpito duramente provocando danni diretti ed indiretti.
I primi, facilmente valutabili, sono rappresentati dal valore della massa legnosa; i secondi, più difficilmente stimabili, sono senza prezzo: la difesa idrogeologica, la produzione d’ossigeno, la conservazione naturalistica, il richiamo turistico, le possibilità di lavoro per numerose categorie.
Il gran caldo e la conseguente siccità della scorsa estate sono sicuramente il motivo per il quale la vegetazione ha preso fuoco così diffusamente ma le cause, ahimè, sono quasi nella totalità dei casi di origine umana volontaria o involontaria. Avevate qualche dubbio?

Alcune delle cause di incendio provocate volontariamente dall’uomo sono agghiacciati (termine che stride un po’ con l’argomento trattato, lo so). Per esempio una delle teorie più diffuse e denunciate è quella che i lavoratori stagionali ormai disoccupati ed esclusi da ogni tipo di finanziamento politico, abbiano appiccato il fuoco in alcuni contesti per poi ritrovarsi dopo qualche giorno sul luogo del delitto a ripulire dai detriti, a piantare nuova vegetazione, ecc.. .
Un’altra causa di incendi dolosa molto diffusa soprattutto in montagna è quella provocata dai pastori per creare nuovi spazi per i pascoli.

Nelle zone in cui vivo, in Ciociaria, abbiamo sentito questo problema davvero molto vicino gli scorsi mesi. I focolai appiccati, trasformatisi spesso in devastanti incendi sono stati davvero molti. Una delle montagne alle quali sono più affezionato, il Monte Monna, è bruciato per giorni e giorni e ettari ed ettari di faggi secolari sono stati ridotti in cenere. Praticamente la memoria storica di un’intera zona.

Quali rimedi l’uomo può attuare per difendersi da se stesso?
La prevenzione secondo me è sempre l’arma migliore, in un paese in cui se ne fa davvero poca potrebbe risultare decisiva in futuro per le sorti ambientali del nostro paese.

Voi cosa ne pensate?Che soluzioni avete?
(non è una risposta accettata voler vedere i colpevoli con la testa mozzata in una pubblica piazza come in Game Of Thrones, anche se quasi quasi…)

Orsa KJ2, la prima udienza di ricorso

Buon pomeriggio Anime Montane!

Ieri si è tenuta la prima udienza per i ricorsi presentati da varie associazioni animaliste in seguito all’ordinanza di cattura e poi d’abbattimento dell’orsa KJ2 (pure agli uragani danno nomi migliori) avvenuta ad agosto nei boschi di Terlago.
Ebbene il Tar ha deciso approfondire la scabrosa questione e di fissare una nuova udienza per approfondire l’argomento. Sembra uno spiraglio positivo.
La speranza è che la morte del povero animale servirà in futuro a non far riaccadere una simile crudeltà.
Sicuramente saranno da approfondire i motivi per cui l’orsa sia stata abbattuta e non spostata in un’altra zona. Secondo la Provincia di Trento, nella persona del presidente ugo rossi (no, non è un errore averlo scritto in minuscolo), non c’erano le condizioni per avvicinare l’orso e sedarlo.
Adesso, dico io, l’uomo di Neanderthal già conosceva l’uso delle cerbottane, è mai possibile che nel 2017 non si riesca a sedare un animale alla dovuta distanza? Che poi voglio dire, nel mio amato Abruzzo e in altre zone d’Italia, lo spostamento degli Orsi è pratica comune e sicura per gli animali. E poi KJ2 era già stata sedata per l’applicazione del radio-collare un paio di anni fa. Quindi?

Oltretutto mi va di ricordare che il signor angelo metlicovez (minuscolo come sopra), spaventato alla vista dell’orso, lo abbia preso a bastonate (voglio dì, forse voleva vincere l’Oscar come Leo?). A bastonate. Che voi sappiate lo hanno abbattuto metlicovez?

Per concludere, spero solo che tutta questa vicenda non vada a finire in fuffa e che venga salvaguardata la dignità degli animali e non quella di questo o quel politico.

Nella foto i cuccioli di KJ2 avvistati qualche giorno fa. Stanno bene (o forse chissà).

http://www.animalamnesty.it/
http://www.wwf.it/
http://www.lav.it/
http://www.enpa.it/
https://www.difesaanimali.it/
http://www.aidaea.it/default.php

La legge della montagna

Salutare in montagna è una delle leggi non scritte che in tanti rispettano percorrendo i numerosi sentieri Italiani. E’ una forma di rispetto e quasi di affetto che si instaura in ambiente naturale dove per consuetudine ci si aiuta se
si è in difficoltà. E’ una sorta di riconoscimento che si è tutti sulla stessa barca, una sorta di solidarietà preventiva.

I bambini vivono questa usanza come un gioco che li fa sentire diversi e speciali e che permette loro di alimentare le storia che con fantasia creano immersi nei boschi. Una sorta di favola fatta di animali, grandi alberi, gnomi, leggende, paure e saluti da erranti sconosciuti.

Personalmente cerco di salutare tutti sui sentieri perché credo che il popolo della montagna conservi ancora vivi alcuni valori che in città si sono completamente persi. Il saluto è uno di questi, quella forma di contatto e di attenzione che può essere riservata a chi si incontra anche solo con un sorriso o con un piccolo gesto.

E poi c’è il montanaro della domenica. Quello lo riconosco subito però…

Ciao

11 Settembre – Mountain Meadows

Buongiorno Anime Montane e buon lunedì!

Ci sono date che non si dimenticano e lacrime che non si asciugano. Alcune sono assolutamente personali, altre, tragicamente universali. L’11 settembre con i suoi morti è una di quelle. In #Cile nel 1973 furono 30.000 i morti accertati e 600.000 le persone torturate da Pinochet durante il golpe che fece cadere Salvador Allende e il suo governo con l’appoggio degli Stati Uniti d’America.

Nel 2001 sappiamo tutti come è andata a NewYork (o forse no!?).

Quello che è successo però a Mountain Meadows (nella foto) nello Utah, l’11 Settembre del 1857 e raccontato da Jack London nel romanzo “Il vagabondo delle stelle”, penso che in pochi ne siano a conoscenza.
Cinquanta mormoni, travestiti da indiani e con la complicità di veri indiani della tribù dei Paiute, assalirono la carovana Baker-Fancher, una carovana di pionieri inermi provenienti dall’Arkansas e diretti in California e trucidarono 120 persone tra cui molte donne e bambini
La ricostruzione dei fatti è basata sui racconti dei bambini sopravvissuti al massacro, in quanto i diari dei pionieri andarono distrutti.
Per anni, il massacro fu attribuito esclusivamente agli Indiani e il vero andamento dei fatti taciuto. In seguito, le indagini condotte dal generale James Henry Carleton portarono alla conclusione che a commettere il massacro furono in realtà dei Mormoni.

Monte Viglio – Il sentiero giallo paglierino

Buongiorno Anime Montane!

Si sta sempre più diffondendo la convinzione che la Montagna sia una panacea per curare stress, depressione, paura, ansia e tutti questi mali che la nostra epoca sta riportando prepotentemente a galla. In realtà non so se effettivamente ne sia la cura ma vi posso assicurare con assoluta certezza che è di grande aiuto per fare un respiro profondo in un momento in cui non sembra possibile.
Questo argomento comunque merita un articolo a parte, più approfondito e presto ve ne parlerò.Intanto l’ho utilizzato solo come introduzione alla mia escursione della scorsa settimana sul Monte Viglio, la cima più elevata dei bellissimi Monti Cantari, che è venuta dopo una domenica da dimenticare e che come sempre accade mi ha fatto dimenticare la domenica da dimenticare (e scusate il gioco di parole).
Il Viglio è davvero spettacolare e l’escursione che conduce alla sua cima permette di cavalcare panoramiche creste rocciose che dominano tutto l’appennino centrale. Dalla sua cima si possono ammirare nitidamente il massiccio del Velino, quello della Majella, il Gran Sasso, i Monti Simbruini, le cime degli Ernici, la Serra di Celano, il Terminillo e tutto ciò che lo sguardo scruta prima dell’orizzonte che sembra non essere mai piatto da quissù.
Il sentiero parte dal Valico di Serra Sant’Antonio, sulla strada che da Filettino (FR) conduce a Campo Staffi. Da qui dopo 20 minuti quasi tutti in leggera discesa si raggiunge la Fonte Moscosa (1619m), più che latro un abbeveratoio per animali.

Ora qui si può scegliere tra il sentiero 651 che parte alla destra della fonte e il sentiero 696 che parte alla sua sinistra. Io consiglio vivamente il 696, ben segnato e più panoramico rispetto al 651 che da un certo punto in poi è davvero privo di segnaletica e si rischia di perdersi o dover tornar indietro (come ho fatto io).
Si prosegue quindi a sinistra risalendo un vallone ampio fino a raggiungere una madonnina che offre il primo punto panoramico sulla piana del fucino, che un tempo fu un immenso lago e il Velino.
Continuando a camminare, si esce dal bosco e superata una ripida salita erbosa che in questo periodo così arido per la nostra terra è color giallo paglierino, si raggiunge il Monte Piano e quindi i Cantari (2050m). Da qui si continua, attraversando ripidi precipizi che scendono sul versante Abruzzese fino a raggiungere la Sella del Gendarme (2045m), un imponente ammasso roccioso che fa da sentinella al Monte Viglio quasi a proteggerlo da attacchi nemici. Il gendarme può essere scalato e di inverno diventa molto pericoloso richiedendo una salita in cordata o può essere aggirato da destra, dalla parte dello strapiombo, fino a raggiungere tramite una breve ma ripida salita, finalmente la cima del Monte Viglio, la seconda per altezza di tutto il Lazio.
Di questa mastodontica montagna, che per gli abitanti della zona rappresenta il loro Everest, mi rimarranno gli ampi spazi attraversati, le rudi parete rocciose e quel color giallo paglierino che mi ha illuminato gli occhi ed il cuor durante il cammino.
#montagne #monticantari #appennino

San Candido – Escursione alla Piccola Rocca dei Baranci

Buongiorno Anime Montane, il 2 Agosto scorso ho affrontato un escursione con dislivello davvero impegnativo per raggiungere la piccola Rocca del Baranci (2158m) non adatta ai bambini, che richiede davvero un’ottima condizione fisica.
Si parte da San Candido in Val Pusteria e si risale attraverso un bosco la strada brecciata che porta al rifugio Gigante Baranci.
Da qui si prende il sentiero numero 7 che per due km continua ad essere su strada brecciata, tra gli alberi e con buona ombreggiatura.
La strada inizia a salire con buona pendeze finché un indicazione sulla destra non ci indica che è ora di lasciare il brecciato e salire attraverso il bosco. Da qui il sentiero si fa molto ripido, ci vuole tanta gamba e fiato. Si passano due canaloni finché dopo un’oretta e mezza non si esce dal bosco e si sale con pendenze proibitive tra il brecciato e le rocce. Il panorama qui inizia a farsi molto bello. Si vedono da molto vicino la punta dei Tre Scarperi e le tre cime di lavaredo. A circa 20 minuti dalla vetta una piccola fonte d’acqua sembra un miraggio vista la fatica che si sta facendo. Un altro paio di strappi e si intravede finalmente la vetta. Si raggiunge in 10 minuti circa. Da qui la vista é splendida, San Candido sembra un agglomerato di case piccolissimo, le altre cime dei Baranci sono talmente vicine che si possono quasi toccate con mano e dalla parte opposta i Tre Scarperi in tutta la loro maestosità.

Il dislivello affrontato è stato di oltre 1000m molto duri. La discesa é abbastanza tecnica, bisogna rimanere concentrati e non é sempre facile dopo le fatiche della salita.

Lago di Braies – Escursione alla Malga Fojedöra

Buongiorno Anime Montane, l’escursione di ieri non é stata finalizzata al raggiungimento di una particolare cima bensì a quella di un malga stupenda, di quelle che nell’immaginario collettivo ti fanno pensare ad Heidi ed ai pascoli e la vita in alta quota.
La partenza é stata dal magico Lago di Braies così stupendo da sembrare finto e putroppo diventato negli ultimi anni troppo commerciale grazie ad alcune fiction televisive.

Si fa mezzo giro del lago (della parte destra) e si prende il sentiero n°19 che in una ventina di minuti conduce alla Malga Foresta meta molto semplice da raggiungere anche per famiglie e bambini e per questo sempre molto affollata.
Da qui si inizia a camminare per una lunga valle che costeggia il letto di un fiume quasi completamente asciutto in questo periodo dell’anno. Il sentiero é quasi tutto esposto al sole e per questo lo sconsiglio in giornata particolarmente calde.
Dopo aver camminato per circa un’ora si inizia a salire dapprima con pendenze accettabili e poi con lunghi tratti in pendenza molto elevata fino ad arrivare dopo due ore e quaranta circa in un Pianoro dolomitico contornato dalle montagne dove c’é la Malga Fojedöra. É una Malga davvero autentica gestita da una famiglia che vive li a 2130m con bestiame, galline, caprette, ecc.. . Sembra di stare in un cartone animato.

Ci si immerge del tutto in un atmosfera irreale, diversa da tutto ciò che siamo abituati a vedere ogni giorno. Si possono mangiare prodotti locali, bere bevande con erbe rigeneranti ed acquistare anche quello che producono. Un odore di pane inebria l’intero Pianoro.
Consiglio questa escursione e chiunque voglia passare un po di tempo in un posto fuori dal mondo perché secondo me ogni tanto ce n’è davvero bisogno!

Salviamo il lupo, la sua vita dipende da noi

Salva il lupo

SOS LUPO

“SALVIAMO IL LUPO
DAI CRIMINI DI NATURA

Dall’8 al 22 maggio si può donare al 45524 per aiutare il WWF a salvare il lupo, simbolo della nostra natura selvaggia, da fucili e veleno

Il WWF ha lanciato l’SOS LUPO: ogni anno 300 lupi vengono uccisi in Italia da bracconieri, bocconi avvelenati o dall’impatto con le auto.
Criminali di natura con doppiette e trappole e troppa disinformazione sono i pericoli per questa specie straordinaria

Il WWF ha salvato il lupo dall’estinzione insieme a tanti che hanno cambiato la storia del “lupo cattivo”. Ma oggi è di nuovo emergenza.
Aiuta il WWF a difenderlo.

Il massacro dei lupi va fermato subito.
I crimini di natura sono una piaga nazionale per molte specie animali: una delle vittime più colpite negli ultimi anni è il lupo, simbolo della nostra natura selvaggia e della natura d’Italia.
Più del 20% degli esemplari italiani di lupo resta vittima dei bracconieri armati di fucili, trappole o esche avvelenate o muore contro le auto che attraversano con troppa velocità luoghi ancora selvaggi. Nemmeno le aree protette sono un rifugio sicuro per questi animali: nei Monti Sibillini, ad esempio, negli ultimi sei anni sono stati ritrovati 18 lupi morti, nel Parco della Majella lo scorso anno 4 lupi sono rimasti intrappolati dai lacci. La barbarie contro il lupo è particolarmente accanita in alcune zone calde di bracconaggio, come la provincia di Grosseto, in Toscana, dove lacci, veleno e fucili ancora uccidono decine di lupi, a volte persino esposti in modo provocatorio. Le stime italiane parlano di circa 300 lupi uccisi ogni anno su una popolazione complessiva di 1600 animali: ma i lupi uccisi potrebbero essere senz’altro di più dato che i bracconieri tendono a nascondere le carcasse per evitare multe e sanzioni.
Il danno è enorme perché le dimensioni delle singole popolazioni di lupi possono cambiare radicalmente fino alla scomparsa di interi nuclei con grave squilibrio per tutta la fauna nazionale. Se il lupo, grazie anche alle campagne del WWF condotte sin dagli anni ’70, si era salvato dall’estinzione recuperando il suo areale originario, oggi è di nuovo in pericolo e c’è bisogno di uno sforzo straordinario e a 360 gradi per salvarlo e aiutare a sradicare una rinnovata diffidenza di alcune comunità verso questo importante predatore.

Aiutando  il WWF si potranno finanziare i controlli sul campo delle Guardie volontarie attrezzandole con droni per sorvegliare le aree più a rischio, potenziare l’utilizzo degli sniffer-dog, cani addestrati a scovare le tracce di veleno sparso dai bracconieri, curare gli animali feriti nei centri specializzati, realizzare speciali attraversamenti stradali sicuri per lupi e orsi. L’aiuto al WWF servirà anche a sostenere gli allevatori ‘salva-lupo’ mantenendo per loro i cani da guardiania più adatti e assisterli con campi di volontariato; e poi una ‘scuola permanente e diffusa’ a difesa del lupo, come è nello stile del WWF  da 50 anni, per informare, sensibilizzare e coinvolgere i cittadini e le scuole nella difesa del simbolo della nostra natura.

 

I crimini di natura sono  una piaga che uccide il nostro futuro.

L’uccisione illegale di specie protette è uno dei crimini ambientali più diffusi del nostro paese: 27 aree calde, vere e proprie trappole per orsi, lupi, grifoni, rapaci e migliaia di uccelli migratori e piccoli passeriformi, ma anche delfini e tartarughe. Per colpa di un pugno di criminali di ambiente non siamo ancora capaci di difendere la nostra straordinaria biodiversità, una delle più ricche al mondo con oltre 57.000 specie animali e quasi 8.000 vegetali. Il lupo è il simbolo di una natura che stiamo di nuovo perdendo impoverendo così un paese noto non solo per le sue bellezze artistiche e paesaggistiche, ma anche per l’incredibile varietà di animali e piante il cui valore è tuttora poco riconosciuto. Il valore di tutto questo è ancora poco conosciuto ma una volta perso non sarà possibile tornare indietro.

Il bracconaggio in Italia e le Oasi del WWF.

Il WWF ha da sempre combattuto questi crimini, sia con un nucleo di Guardie volontarie attive sul territorio, sia con le sue oltre 100 oasi protette. Le Oasi sono diventate in questi anni dei rifugi preziosi per le migliaia di animali migratori lungo il percorso del loro lungo viaggio dall’Africa al Nord Europa. Le oasi italiane hanno così contribuito a proteggere specie che appartengono alla comunità globale e che vanno difese nell’interesse di tutti. Cavalieri  d’Italia, fenicotteri, aquile, anatre selvatiche, ma anche lupi, lontre, cervi sardi e tartarughe marine sono gli abitanti naturali delle aree protette dal WWF. Sono i nostri monumenti

Una festa della Biodiversità: domenica 21 maggio sarà la Giornata delle Oasi WWF 2017..e non solo

La raccolta fondi per salvare il lupo culminerà domenica  21 maggio quando le Oasi saranno in festa e aperte gratuitamente: quest’anno poi la Giornata verrà celebrata con una collaborazione speciale tra WWF e il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri e con l’ex Corpo Forestale ora confluito nell’Arma.

Alla vigilia della Giornata  Mondiale della Biodiversità – 22 maggio – WWF e Arma dei Carabinieri uniranno le loro forze per festeggiare la ricchezza naturale del nostro paese con eventi in tutta Italia.

Le circa 100 aree protette dal WWF dal nord al sud insieme a 28 Riserve dello Stato  saranno animate da eventi, iniziative, manifestazioni che coinvolgeranno il pubblico, piccolo e grande, urbano o dei centri vicini con visite guidate, giochi didattici, liberazioni di animali curati e pronti a tornare nel loro ambiente, esposizioni di mostre di disegni o fotografiche, momenti culturali, mercatini con prodotti bio, semplici momenti di svago, si svolgeranno durante  l’intero arco della domenica.

 Dall8 al 22 maggio dona al 45524

Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Coop Voce e Tiscali.

Sarà di 5 euro per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa Vodafone, TWT, Convergenze e PosteMobile  e di 2/5 euro per ciascuna chiamata fatta sempre al 45524 da rete fissa TIM, Infostrada, Fastweb e Tiscali.

Parco Nazionale d’Abruzzo – Le 4 cose che dovete assolutamente fare e vedere

Vado ormai da molti anni nel Parco Nazionale d’Abruzzo, ho imparato ad amare tanti luoghi e molti altri li devo ancora esplorare. Penso che possa essere utile però, per chi non conosce troppo bene la zona, fare una TOP 4 delle cose da fare e vedere nel parco.

1 – La Val Fondillo

Si raggiunge percorrendo la strada statale 83 Marsicana, verso Villetta Barrea. A circa 1,5 Km dal bivio per il piccolo borgo di Opi, evidenti indicazioni sulla destra conducono al parcheggio del centro informazioni posto all’inizio della Valle.
Da qui inizia il percorso adatto davvero a tutti che conduce all’interno di Val Fondillo, contornata da stupende montagne e con la sua natura lussureggiante. Dalla strada principale partono diversi sentieri con diversa difficoltà che portano in luoghi davvero magici quali Monte Amaro (sentiero F1 che inizia dal ponticello in legno sul fiume fondillo, difficoltà EE) oppure la grotta delle fate (sentiero F2, difficoltà T).
Personalmente consiglio una sosta sul bellissimo prato ,leggermente in salita, prima della sorgente di Acqua Sfranatara sul sentiero che porta alla grotta delle fate. Nei mesi più caldi è il luogo ideale per fare un bel pic-nic o riposarsi un po. Anche il prato che compare dopo il ponticello sul fiume sul sentiero che conduce a Monte amaro merita una sosta al sole!

2 – Pescasseroli

E’ il vero cuore pulsante del Parco Nazionale d’Abruzzo. Il suo centro storico è davvero caratteristico e si anima ancora di più in occasione del mercatino dell’antiquariato la quarta domenica di ogni mese. Consiglio di visitarlo durante il periodo Natalizio in cui, alla magia della neve che cade molto spesso si aggiungono centinaia di presepi costruiti dalle persone del paese che riescono a restituire lo spirito natalizio anche ai cuori più duri. Consiglio, inoltre, di farsi una bella passeggiata verso il cimitero del paese, quando c’è il sole e magari affrontare la salita attraverso il bosco alle rovine di Castel mancino. Per gli appassionati di Basket come me, non può mancare una tappa ai campi all’aperto che si trovano in località Prati Alti dove, giocare all’aperto immersi nella natura, non ha davvero prezzo.

3 – Barrea

Borgo molto caratteristico che sovrasta l’omonimo lago artificiale che è adagiato in altezza tra uno sperone roccioso e il lago stesso. Le vie del centro storico meritano una visita approfondita così come la torre e i Castello dai quali si può ammirare una vista mozzafiato sulle montagne da un lato e sul bacino aquifero dall’altro. Nei periodi meno affollati non è impossibile incontrare nelle piazzette del paese qualche orso sceso dalle montagne in cerca di cibo che compie qualche scorribanda.



4 – Percorrere con la macchina la strada che da Opi porta a Villetta Barrea e viceversa di notte

Consiglio di percorrere questa strada di notte in macchina a bassa velocità perchè molto spesso è facile incontrare qualche cervo che la attraversa per andare dal bosco al fiume sottostante a bere. L’incontro con un cervo è sempre un’esperienza emozionante, soprattutto se si tratta di un imponente cervo maschio che ha dimensioni davvero notevoli. Se avrete la fortuna di incontrarlo rispettate i suoi tempi di attraversamento e soprattutto godetevelo in pieno silenzio senza disturbarlo.

Trekking – I segreti per preparare lo zaino

Il trekking è un’attività bella ma anche impegnativa e preparare uno zaino che sia adatto al tipo di escursione che si va a fare è tutt’altro che una passeggiata. Ci permettiamo allora di darvi qualche consiglio utile che vi permetterà di affrontare la vostra avventura con maggiore serenità.
Gli accessori fondamentali da portare sia nel caso di trekking di un solo giorno che di trekking di più giorni sono:

– Gli scarponi, devono permettere di camminare in sicurezza e in comodità. Consigliamo di non badare troppo a spese, in questo caso la qualità è davvero fondamentale. Preferibilmente dovranno essere impermeabili e alti sulla caviglia per evitare distorsioni e morsi di vipera

– Lo zaino, deve essere comodo, con retina antisudore e robusto. Per un escursione giornaliera la capacità ideale è di 30 Litri mentre per il trekking di più giorni non meno di 55 Litri. Meglio se avete anche il coprizaino in caso di pioggia

– Borraccia termica di almeno 1 Litro

– Occhiali da sole, crema protettiva e cappellino o bandana per proteggersi dal sole

– K-Way ripiegabile. Le condizioni meteo in montagna possono variare molto velocemente e quest’accessorio ci salverà molte più volte di quanto possiate immaginare

– Binocolo, bussola ed altimetro per monitorare in ogni momento le condizioni della salita

– Cambio, fondamentale per non rimanere sudati o bagnati all’arrivo dell’escursione ed in caso di condizioni metereologiche avverse

– Pile e giacca a vento, per essere sempre sicuri che in caso di necessità ci si possa riparare dal freddo.

– Coltellino multiuso

– Sacco a pelo e tenda, nel caso di trekking di più giorni.

Adios

Ale

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