Trekking – I segreti per preparare lo zaino

Il trekking è un’attività bella ma anche impegnativa e preparare uno zaino che sia adatto al tipo di escursione che si va a fare è tutt’altro che una passeggiata. Ci permettiamo allora di darvi qualche consiglio utile che vi permetterà di affrontare la vostra avventura con maggiore serenità.
Gli accessori fondamentali da portare sia nel caso di trekking di un solo giorno che di trekking di più giorni sono:

– Gli scarponi, devono permettere di camminare in sicurezza e in comodità. Consigliamo di non badare troppo a spese, in questo caso la qualità è davvero fondamentale. Preferibilmente dovranno essere impermeabili e alti sulla caviglia per evitare distorsioni e morsi di vipera

– Lo zaino, deve essere comodo, con retina antisudore e robusto. Per un escursione giornaliera la capacità ideale è di 30 Litri mentre per il trekking di più giorni non meno di 55 Litri. Meglio se avete anche il coprizaino in caso di pioggia

– Borraccia termica di almeno 1 Litro

– Occhiali da sole, crema protettiva e cappellino o bandana per proteggersi dal sole

– K-Way ripiegabile. Le condizioni meteo in montagna possono variare molto velocemente e quest’accessorio ci salverà molte più volte di quanto possiate immaginare

– Binocolo, bussola ed altimetro per monitorare in ogni momento le condizioni della salita

– Cambio, fondamentale per non rimanere sudati o bagnati all’arrivo dell’escursione ed in caso di condizioni metereologiche avverse

– Pile e giacca a vento, per essere sempre sicuri che in caso di necessità ci si possa riparare dal freddo.

– Coltellino multiuso

– Sacco a pelo e tenda, nel caso di trekking di più giorni.

Adios

Ale

Rocca Calascio – Sulle tracce di Ladyhawke

Era da ormai troppo tempo che avevo in mente di visitare Rocca Calascio in Abruzzo, inconsciamente forse da quando vidi per la prima volta uno dei film cult fantasy per eccellenza degli anni ottanta con Michelle Pfeiffer, Ladyhawke! Alcune scene del film sono state girate proprio all’esterno del castello medievale che domina il paese. Ed è così che, supportato da alcuni giorni di ferie Natalizie, sono finalmente riuscito ad organizzare una giornata in questo incantevole luogo.

Raggiungere Rocca Calascio è abbastanza semplice anche se si ha presto l’impressione di essere lontano da tutto. Dall’autostrada A24 (Roma-Teramo) bisogna uscire a L’Aquila Est e seguire le indicazioni per Sulmona. Superato Poggio Picenze, bisogna prendere a sinistra per Barisciano. Superato il paese si prosegue per S. Stefano di Sessanio e poi Calascio. Si raggiunge la parte alta del paese seguendo le indicazioni per la Rocca e attraverso il sentiero che passa per le vecchie mura si arriva in circa mezz’ora al castello.

Nel piccolo borgo ormai quasi completamente abbandonato dopo i terremoti del 1348 e del 1461, che forma con il castello un unico organismo fortificato, si respira aria di tempi ormai passati. Camminando per le stradine silenziose si immaginano le gesta di antichi cavalieri medioevali, i passi di lontani viandanti e i sussurri di arcaici commercianti del luogo. Il tempo sembra essersi veramente fermato. Le uniche due cose che riescono a riportarmi al presente sono il Rifugio della Rocca (https://rifugiodellarocca.it/), un piccolo Albergo diffuso, Ristorante e Bar che offre ristoro agli esploratori in una bellissima struttura ricavata da un’antica casa e un gatto nero che mi fa compagnia durante una pausa sigaretta.
Salendo si arriva finalmente alla Rocca la cui fondazione si fa risalire all’anno 1000 e che fu possedimento di diverse famiglie tra le quali quella dei Medici che l’acquistarono al fine di estendere i propri possedimenti per sfruttare il commercio della lana.

Siamo a 1.460 m s.l.m. e da qui si ha una delle vedute più belle e suggestive di tutto l’Abruzzo con vista dei principali gruppi montuosi dell’Appennino abruzzese, dal Gran Sasso a nord (Corno Grande, Pizzo Cefalone, Monte Prena, Monte Camicia, Monte Bolza, Monte Ruzza), al Velino-Sirente, alla Maiella, ai Monti Marsicani, la sottostante Valle del Tirino, l’Altopiano di Navelli e in lontananza la Conca Peligna.

Ci si sente lontano da tutto, into the wild, in pace con il mondo.

Dicono che qui all’alba e al tramonto tutto si tinga di pura magia. Penso sia vero. Purtroppo lo immagino soltanto, ma ci tornerò. Ho però la fortuna di visitarlo dopo una nevicata notturna, il bianco la fa da padrone, il silenzio fa ancora meno rumore.

Mi viene voglia di rimanerci qualche tempo, di vivere con niente.

Nelle vicinanze della rocca, sul sentiero che porta a Santo Stefano di Sessanio, si trova la chiesa di Santa Maria della Pietà, un tempietto eretto nel 1596 sul luogo dove, secondo la leggenda, la popolazione locale ebbe la meglio su una banda di briganti.

Cosa mi è piaciuto di questo luogo incantato? Prendo in prestito la risposta che Heinrich Harrer diede al Dalai Lama quando gli chiese cosa gli piacesse delle montagne: mi piace l’assoluta semplicità, ecco cosa mi piace. Quando sei in scalata la tua mente è sgombra, libera da qualsiasi confusione: sei concentrato e, ad un tratto, la luce diventa più nitida, i suoni sono più ricchi e tu sei invaso dalla profonda, potente presenza della vita.

Adios

Ale