Monte Viglio – Il sentiero giallo paglierino

Buongiorno Anime Montane!

Si sta sempre più diffondendo la convinzione che la Montagna sia una panacea per curare stress, depressione, paura, ansia e tutti questi mali che la nostra epoca sta riportando prepotentemente a galla. In realtà non so se effettivamente ne sia la cura ma vi posso assicurare con assoluta certezza che è di grande aiuto per fare un respiro profondo in un momento in cui non sembra possibile.
Questo argomento comunque merita un articolo a parte, più approfondito e presto ve ne parlerò.Intanto l’ho utilizzato solo come introduzione alla mia escursione della scorsa settimana sul Monte Viglio, la cima più elevata dei bellissimi Monti Cantari, che è venuta dopo una domenica da dimenticare e che come sempre accade mi ha fatto dimenticare la domenica da dimenticare (e scusate il gioco di parole).
Il Viglio è davvero spettacolare e l’escursione che conduce alla sua cima permette di cavalcare panoramiche creste rocciose che dominano tutto l’appennino centrale. Dalla sua cima si possono ammirare nitidamente il massiccio del Velino, quello della Majella, il Gran Sasso, i Monti Simbruini, le cime degli Ernici, la Serra di Celano, il Terminillo e tutto ciò che lo sguardo scruta prima dell’orizzonte che sembra non essere mai piatto da quissù.
Il sentiero parte dal Valico di Serra Sant’Antonio, sulla strada che da Filettino (FR) conduce a Campo Staffi. Da qui dopo 20 minuti quasi tutti in leggera discesa si raggiunge la Fonte Moscosa (1619m), più che latro un abbeveratoio per animali.

Ora qui si può scegliere tra il sentiero 651 che parte alla destra della fonte e il sentiero 696 che parte alla sua sinistra. Io consiglio vivamente il 696, ben segnato e più panoramico rispetto al 651 che da un certo punto in poi è davvero privo di segnaletica e si rischia di perdersi o dover tornar indietro (come ho fatto io).
Si prosegue quindi a sinistra risalendo un vallone ampio fino a raggiungere una madonnina che offre il primo punto panoramico sulla piana del fucino, che un tempo fu un immenso lago e il Velino.
Continuando a camminare, si esce dal bosco e superata una ripida salita erbosa che in questo periodo così arido per la nostra terra è color giallo paglierino, si raggiunge il Monte Piano e quindi i Cantari (2050m). Da qui si continua, attraversando ripidi precipizi che scendono sul versante Abruzzese fino a raggiungere la Sella del Gendarme (2045m), un imponente ammasso roccioso che fa da sentinella al Monte Viglio quasi a proteggerlo da attacchi nemici. Il gendarme può essere scalato e di inverno diventa molto pericoloso richiedendo una salita in cordata o può essere aggirato da destra, dalla parte dello strapiombo, fino a raggiungere tramite una breve ma ripida salita, finalmente la cima del Monte Viglio, la seconda per altezza di tutto il Lazio.
Di questa mastodontica montagna, che per gli abitanti della zona rappresenta il loro Everest, mi rimarranno gli ampi spazi attraversati, le rudi parete rocciose e quel color giallo paglierino che mi ha illuminato gli occhi ed il cuor durante il cammino.
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