Trekking per gli ultimi romantici – Vado di Porca

Buongiorno Anime Montane e buon lunedì!

Per chi come me ha ancora del romanticismo insito in se, questa facile meta da raggiungere con un trekking di circa quaranta minuti, è una dritta che proprio non potete lasciarvi scappare!

Siamo in provincia di Frosinone, nella bella Collepardo. Pochi metri dopo l’ingresso dell’abbazia di Trisulti, gioiello della Ciociaria, parte il sentiero che conduce in circa tre ore sul Monte Rotonaria, il cosiddetto “balcone” dei Monti Ernici. Si inizia a salire con una discreta pendenza nel bosco di querce e pini neri, scavallando di tanto in tanto enormi alberi caduti e passando accanto a grandi rocce isolate. Dopo circa quaranta minuti si esce dal bosco e si passa sotto la parete ripida della montagna, preludio dell’arrivo al valico di Vado di Porca meta della nostra passeggiata. Il passaggio nella roccia stimola la fantasia e lascia immaginare antichi viandanti che attraversavano il valico a cavallo dei propri destrieri e di misteriose presenze che come sentinelle proteggevano questo luogo.

Ma che c’entra il romanticismo in tutto ciò?

Attraversato il vado, sulla destra, ci si può arrampicare sul crostone di roccia dove è stata costruita una ringhiera di ferro e da dove c’è una vista mozzafiato sull’abbazia di Trisulti, a destra su Collepardo, sui Monti Lepini e sulla valle del Frusinate e a sinistra sui boschi di Capo Fiume. Il posto è davvero particolare e inusuale, si gode di un silenzio e di una pace che fanno venir voglia di rimanere lì per l’intera giornata.

Gaeta – Leggenda della montagna spaccata

Buon pomeriggio Anime Montane!

Oggi vi voglio raccontare una storia che sa anche un po’ di mare. In realtà è più una leggenda, parla d’amore e come spesso accade quando c’è di mezzo questo sentimento non ha quello che si può definire un lieto fine. E’ ambientata sulla Montagna Spaccata di Gaeta, chiamata così per le tre fenditure che caratterizzano il Monte Orlando.
Si narra che in un tempo lontano qui vivessero delle bellissime Anguane, donne ammalianti che le notti di luna piena, con i loro canti, soggiogavano gli uomini che passavano da quelle partii.
Un giorno passò di lì un giovane montanaro di nome Giordano che notò una meravigliosa creatura dai lunghi capelli di nome Etele e se ne innamorò. Giordano decise immediatamente che quella doveva essere la sua sposa, nonostante i tentativi dei vecchi saggi montanari che cercavano di dissuaderlo perchè a conoscenza di un sortilegio che gravava sulla fanciulla. Essa, infatti, sarebbe sparita quando sua madre, la maga dei boschi fosse morta.
La stessa maga, impietosita dalla vita infelice che avrebbero avuto i due giovani, parlò a Giordano ma non riuscì a fargli cambiare idea. Così si sposarono e andarono a vivere in una capanna fatta di alberi. Non potevano essere più felici.
In una triste alba d’estate però, la maga morì e tutto il vallone fu avvolto da un silenzio surreale. I due dormivano dolcemente abbracciati, Etele baciò lo sposo e cercò di spostarsi senza svegliarlo, ma i suoi lunghi capelli si mossero e lo svegliarono. Etele fuggì per andare incontro al suo triste destino e inseguita dallo sposo, giunse ai piedi di una rupe altissima, che le sbarrava il passo.
Così si voltò e vide Giordano che stava per raggiungerla. L’incantesimo si manifestò: un alto boato scosse la terra e la rupe si spaccò in tutta la sua altezza ed Etele, attirata all’interno, scomparve verso il cielo. Giordano tentò di varcare l’enorme fenditura, ma una scrosciante cascata lo fermò e lo respinse verso valle.

Ah l’Amore…

Intervista a Francesco Petretti

Buongiorno Anime Montane!

Come promesso oggi è il gran giorno dell’intervista a Francesco Petretti, biologo e ornitologo che insegna Biologia della Conservazione all’Università di Perugia, autore e conduttore di programmi radiofonici e televisivi di Scienza ed Ecologia come “L’anello di re Salomone” per Radio 2 RAI, la “ pagina della Scienza” per Radio 3 RAI , “ Spazio Verde” (Stream TV). Dal 1997 è esperto naturalista del programma Geo&Geo per RAI 3 ed è consulente scientifico di vari programmi televisivi (Quark, Passaggio a Nord Ovest, Explora) ed è autore dei documentari Wild Italy, trasmessi da RAI 5. E allora bando alle ciance, ecco a voi l’intervista:

Buongiorno Francesco, un caloroso saluto da me e da tutti gli amici di Storie si Montagna.
Approfitto della tua disponibilità per farti qualche domanda.

– Che rapporto hai con la montagna sia in ambito professionale che personale?

Un rapporto molto stretto. Mio padre portava tutta la famiglia ogni estate sulle Alpi e, durante l’inverno, seguivamo le gite del CAI di Roma, con sveglia alle 5 e marce in montagna con qualsiasi tempo. Io avevo 6 anni, ma tutto ciò non ha fatto che accrescere il mio amore per la montagna, soprattutto quella appenninica

– Quali specie di uccelli sono più comuni sui nostri Appennini alle diverse altitudini?

Tre sono gli uccelli che distinguono un’alta quota appenninica anche con i loro richiami: il gracchio corallino, il codirosso spazzacamino, la coturnice.D’estate ci sono i culbianchi e le allodole, ma decisamente la montagna appartiene a queste tre creature alate

– E sulle alpi invece?

Il gracchio corallino è sostituito da quello alpino (oggi molto raro nella penisola), la pernice bianca è la signora delle alte quote, il fringuello alpino è più abbondante

– Tu, tra le altre cose, ti occupi di tutela di risorse naturali e specie minacciate per il wwf. Quali rischi corrono attualmente le nostre montagne e le specie che le popolano?

Fra tutte le aree naturali, quelle montane sono le meno compromesse, ma esistono tanti fattori di alterazione. Alcuni globali (la riduzione dei nevai sta provocando la sostituzione di ambienti alpini con ambienti più mediterranei, ciò comporta, ad esempio, la rarefazione del fringuello alpino), altri puntiformi, come una strada, un impianto sciistico, una captazione idrica.

– Cosa ne pensi di quello che è accaduto in Trentino la scorsa estate e cioè dell’abbattimento dell’orsa KJ2 rea di aver aggredito un uomo?

Assolutamente da non ripetere. Dobbiamo partire dal presupposto che la natura, con i suoi elementi continua a far parte del nostro mondo.Anche un animale selvatico potenzialmente pericoloso. Sta a noi valutare con giudizio e prudenza il comportamento appropriato: andare in montagna quando si scatena un temporale con fulmini, salire un pendio carico di neve fresca sono comportamenti imprudenti, ma non per questo chiudiamo le montagne. Cerchiamo solo di ragionare con buon senso. Frequentare un bosco dove vivono grandi orsi presuppone comportamenti informati e prudenti, ma possiamo continuare ad andare per funghi e per mirtilli senza timore.Migliaia di persone muoiono ogni anno sulle strade per tragiche fatalità e imprudenze:quelli sono incidenti sui quali la collettività e le amministrazioni devono agire!

– Qual è la situazione attuale del lupo appenninico?

Decisamente positiva, ma mai abbassare la guardia. Questi animali sono compressi in un ambiente pieno di uomini e di insediamenti umani e la contiguità con grandi popolazioni di cani domestici, randagi, rinselvatichiti rappresenta una continua preoccupazione per l’integrità del patrimonio genetico del lupo appenninico e per la sua salute, minacciata dalla diffusione di malattie e parassiti

Grazie Francesco

Buon lavoro!