Badia San Sebastiano – Tra Alatri e Veroli

Dopo tanta pioggia e freddo, la scorsa domenica finalmente la primavera ha fatto capolino dalle mie parti ed io quasi come un automa mi sono svegliato, ho caricato in macchina lo zaino, le scarpe da trekking, vestiti per ogni condizione climatica e sono uscito senza una meta, certo che una l’avrei trovata di sicuro.
Ed è così che dopo qualche giro a vuoto ho ripensato a quella Badia quasi dimenticata dal mondo, a pochi passi da casa, che da qualche anno volevo esplorare.

La Badia di San Sebastiano si trova ad Est di Alatri ed è posta in una sella di Monte Pizzuto sull’antica strada per Veroli e considerando l’antico percorso, quasi a metà strada fra le due città.

Ci si arriva attraverso una salita abbastanza ripida (200m di dislivello) ma su strada asfaltata partendo dalla località Fiura.

Le prime notizie ci vengono da San Gregorio Magno che ne parla a proposito della vita di San Benedetto. La sua storia comincia tra la fine del V e l’inizio del VI sec. dell’era volgare quando il Prefetto delle Gallie, Liberio donò quella che era una sua villa nel territorio di Alatri, al monaco Servando, capo di una comunità di monaci. Gregorio Magno se ne è interessato perché, ancora vivo San Servando, le Badia accolse San Benedetto che qui fece tappa nel suo viaggio da Subiaco a Montecassino.

Non si sa fino a quando la Badia sia stata occupata dai monaci e quali monaci; ma è sicuro che nella prima parte del secolo XIII, questa è stata occupata dalle Monache di Santa Chiara che l’hanno avuta fino al XVII secolo. Tutte le opere che attualmente fanno della Badia uno sconosciuto scrigno d’arte, appartengono all’epoca del primo insediamento delle monache. Dalla fine del XV secolo in poi, la Badia andò sempre più decadendo, tanto che nel XVII secolo era abitata da quattro vecchie suore che Papa Innocenzo X cacciò via per una presunta cattiva condotta. L’edificio e le sue pertinenze furono affidate al cardinale Doria Panfili suo parente il quale vendette tutto il vendibile e portò via tutto quanto di valore per la costruzione e l’arredo della chiesa di Sant’Agnese, a Piazza Navona in Roma e la Badia con le sue pertinenze diventò appannaggio della famiglia Doria Panfili.

A proposito: nell’archivio dei Doria Panfili, custodito in Sant’Agnese dovrebbe esserci traccia dei documenti che riguardano la nostra Badia e in Sant’Agnese qualcosa del suo arredo.

Vi lascio i contatti per visitarla anche all’interno, io purtroppo non avendo programmato questa giornata non ho avuto questo piacere.

http://www.badiasansebastiano.it/
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