Half Dome ed El Capitan – Yosemite National Park

Buongiorno Anime Montane!
Oggi parleremo di due montagne fantastiche: l’Half Dome e El Capitan.

La montagna nella foto è l’Half Dome, una roccia granitica situata nel Parco nazionale di Yosemite, nella Contea di Mariposa, California. La sua vetta è posta ad un’altezza di 2694 m s.l.m. e vanta uno sviluppo verticale di ben 1444 m.

L’Half dome è anche fonte di ispirazione di molti loghi di marchi sportivi: un esempio sono The North Face e Sierra Designs.

Malgrado il geologo Josiah Whitney avesse affermato: “Never has been, and never will be trodden by human foot” sostenendo che nessuno avesse o avrebbe mai raggiunto la vetta, George Anderson nel 1875 raggiunse la vetta dello Half Dome.

Un’altra mitica parete che si trova nel Parco è “El Capitan”

E’ alta 2.307 metri s.l.m. e si tratta di un monolite granitico nel quale la sua parete verticale denominata Nose (naso) costituisce una delle più popolari sfide di alpinismo estremo al mondo.

Il massiccio ricevette questo nome dal Battaglione Mariposa quando esplorò la zona nell’anno 1851. El Capitan fu considerata una traduzione approssimativa in lingua spagnola del nome locale che usavano dare i pellerossa della parete perpendicolare, trascritto come To-to-kon oo-lah o To-tock-ah-noo-lah. Non è chiaro se il nome attuale si riferisca ad un capo tribù specifico o in termini generali. In tempi recenti il nome viene spesso contratto in El cap in particolare dagli scalatori.

Nel 2017 Alex Honnold giovane arrampicatore americano di 31 anni, free solo, cioè che scala senza corde e altri strumenti ma solo con i suoi vestiti e un sacchetto di magnesite, passando dalla Freerider, una via particolarmente difficile e partendo alle cinque e mezza di mattina è arrivato sulla cima de “El Capitan” (questo è il nome che è stato dato all’Haf poco prima delle nove e mezza compiendo una delle imprese più magnifiche che un arrampicatore avesse mai compiuto prima.

Viaggio in Islanda – Nono giorno, i saluti all’isola

Day nine.

Last day in Islanda. Pioggia. Tanta pioggia. Un po’ di malinconia per quello che é stato mi assale sull’ennesimo divano, nell’ennesimo ostello. Saluto Reykjavik come merita, perdendomi in essa come se ormai la conoscessi così bene da essere uno di qua. Anche i visi delle ragazze del caffè Kaffibrennslan sembravano sorridermi di più questa mattina, come per dire “ehi ormai ti conosciamo, prendi il solito caffè latte?”.

Che poi questa msttina il caffé mi é servito doppio perche la sera prima mi sono immerso nella vita notturna islandese con Merih una ragazza Veronese che vive qui da un anno e Simone, un ragazzo romano che è qui da oltre 4 anni. Ci siamo divertiti, abbiamo ballato in mezzo ad orde di islandesi impazziti, mi hanno raccontato un po’ com’è stare qui.

Dopo ho passeggiato tra i vicoli, ho cercato qualche piccolo souvenir. Prezzi improponibili. Il migliore lo troverò più tardi nel mercato domenicale delle pulci in un capannone della downtown pagandolo solo 2 euro. Non era un regalo programmato ma è stato lui a trovare me e per questo l’ho preso. Fortunato sarà il destinatario. Ho fatto un altro giro al porto, ho salutato l’oceano con la solita speranza di scrutare qualche balena. La mia testa era però ancora in quella macchina che macinava chilometri su quelle strade da film.

Ci vorrà un po’ di tempo per svegliarmi la mattina senza quella smania di avventura che ho avuto in questa settimana. Ora però forse devo sistemare qualche cosa a casa e poi potrò pensare alla prossima meta.

Domani sarò a londra, ci torno comunque volentieri.

E niente, prima di salutarvi volevo ringraziare tutti voi che ogni giorno o anche solo una volta, avete letto le mie storie e guardato le foto che ho scattato. Grazie!

La canzone che consiglio oggi sono in realtà due, la prima l’ho ballata ieri notte ed è “Here comes your man” dei Pixies, la seconda l’ho ascoltata questa mattina al Kaffibrennslan ed è “Corduroy Dreams” di Rex Orange County.

Bye bye Guys.

Viaggio in Islanda – Ottavo giorno, la penisola di Reykjanes

Day Eight.

È che proprio mi piace stare seduto su una poltrona nell’area comune di un ostello, a migliaia di chilometri da casa, scrivendo, osservando, scambiando due parole con altri viaggiatori. Che poi questo è davvero troppo figo. Ci sono tavoli in legno con sedie vecchie riciclate in ogni posto, una libreria enorme con libri da tutto il mondo, lampade e lampadari bizzarri, un vecchio giradischi, una stanzetta minuscola con una sedia antica da barbiere, cassapanche a mò di tavolini, duvani in pelle English Style, un bancone circolare dove si possono ordinare più di 20 varietà di birre, una cartina del mondo immensa, lampade vintage e finestroni che danno sul golfo di Reykjavik e sulle montagne innevate.
Vabbè questo è adesso, volevo regalarvi questa immagine.

Oggi ho visitato la penisola di Reykjanes, non avevo buone sensazioni prima di partire ma l’slanda si sa, ti sorprende sempre. La prima tappa è stato il lago di Kleifarvatn. Per arrivarci si percorre una strada che passa prima tra immense praterie di lava e poi attraverso montagne e vulcani neri. Il lago è stupendo, fatto di spiaggie laviche e scogliere a picco. Le montagne intorno assumono dei colori fantastici, dal rosso al verde passando naturalnente per tanto nero.

La tappa successiva é stata l’area geotermica di Krýsuvík. Su cammina tra i fumi delle pozze d’acqua azzurre fumanti, ruscelli di acqua calda. Molto suggestivo.

E poi alla fine l’ho fatto e non l’ho fatto. Sono stato al famosissimo blue lagoon. Ho girato un po’ la parte escursionistica e poi mi sono seduto al bar vista lago con un caldo caffè latte Americano. É li che ho deciso di non spendere gli 80 euro per fare quest’esperienza. Ho osservato le persone che sorseggiavano drink immersi nell’acqua azzurra a 30 gradi e quelli che camminavano su e giù avvolti dai loro accappatoi bianchi, quelli che mostravano muscoli e tatuaggi davanti ad un selfie e quelli che fa troppo caldo io esco. E li ho capito che non faceva per me. Non in quel momento. Un giorno forse con tanti amici al seguito. Ma anche no. Allora ho pensato di fare una cosa decisamente alternativa, di partite per un avventura che sarebbe stata fantastica, into the Wild e fanculo al laghetto fighetto.
Ho preso la macchina e ho fatto 80 km per raggiungere le sorgenti di acqua calda di Reykjadalur. Un luogo selvaggio che si raggiunge solo dopo un ora di camminata tra paludi laviche, e gole profondissime. Un luogo per pochi. Quando lo raggiungi è l’eden, c’è un fiume in mezzo ad una natura travolgente dove ti immergi ad una temperatura di 35 gradi, gratis e puoi anche morire li. Ecco voi direte, com’era? Arrivato all’inizio del sentiero una guardia forestale ha impedito me è pochi altri temerari di vivere un sogno. Sentiero chiuso per la salvaguardia dell’ambiente fino a contrordine. E come se a Di Caprio dopo avergli dato la mappa per The Island, arrivato sull’isola, una cazzo di guardia forestale gli avesse impedito di fare quello che ha fatto (per lui forse sarebbe stato meglio così eh).

Vabbuò, ho risicato. Si era capito?

Vi lascio amici, la mia birra é finita e mi sta salendo una certa fame. Vado.

Il consiglio musicale di oggi è “Pyro dei Kings of leon”, l’hanno appena passata qui.

Viaggio in Islanda – Settimo giorno, Kirkjufell – Stykkisholmur – Reykjavik

Day Seven.

E comunque oltre la barriera gli estranei non li ho incontrati. (Liberamente tratto da dalle cronache del ghiaccio e del fuoco, alias Game of Thrones).
Allora, dove eravamo rimasti? Ah si, mi sono spinto sui fiordi occidentali per vedere
Kirkjufell. Ebbene al mio risveglio, dopo essere stato sveglio tutta la notte in compagnia di un gruppo di polacchi che mi hanno fatto assaggiare tutte le loro vodka/e, la neve continuava a cadere e della montagna sono riuscito a vedere davvero poco. Fa niente, un motivo in più per tornarci.

Ho poi visitato Grundarfjörður un piccolo porto e poco più e ho guidato più a nord verso Stykkisholmur. Qui la neve ha lasciato posto a tutti i colori dell’isola.
Stykkisholmur è stata una piacevole scoperta. È il porto più importante a nord ovest (non vi immaginate quale grandezza) ed è davvero suggestivo. Si respira quell’aria salmastra tipica delle città di mare, ed è in posto dove si sta davvero in pace. Io almeno lo sono stato tanto da pensare, per la prima volta da quando sono in Islanda, che quasi quasi ci vivrei. Le case sono coloratissime, alcune anche molto antiche. I gabbiani la fanno da padrone e la vista dal faro é mozzafiato!

Verso ora di pranzo, ordunque (😆), mi sono fatto i mie bei 200 km per ritornate a Reykjavik dove mi sono fatto un giro nella downtown, giù al porto. Qui i localini di street food la fanno da padrone, si mangia pesce in ogni angolo.

La serata l’ho passata in un locale della downtown dove si teneva un festival rock al femminile. É stato davvero carino, alcuni gruppi erano anche molto bravi, ma la cosa più bella è stata che ero l’unico straniero perché il locale era frequentato solo da islandesi alternativi.

Infine, e concludo con una storia triste, sono andato alla ricerca dell’aurora boreale fino a tarda notte convinto che sarebbe stata quella giusta. Manco per niente. Ah ma la vedrò. (prima o poi).

La canzone che vi consiglio oggi é “Postcard Holiday” dei The Boys age che ho ascoltato nel locale prima delle esibizioni dal vivo.

Buona giornata!

Viaggio in Islanda – Sesto giorno, Gljúfurárfoss, keldur, penisola di Snaefellsnes

Day Six.

Cominciavo a dubitare che il meteo in islanda fosse così imprevedibile come tutti dicevano fino a quando oggi, spintomi verso la penisola di Snaefellsnes, ad ovest, più o meno a 250 km da Reykjavik, ho incontrato una tormenta di neve assurda. Tutto tutto bianco, visibilità scarsa, 0 gradi e strade ricoperte di neve. Anche ora che sono arrivato in Guesthouse, proprio vicino al monte Kirkjufell, la montagna sacra degli islandesi, continua a nevicare!

Domani dovrebbe smettere e forse riuscirò a completare il mio giro e a vedere anche il maestoso Snaefellsjokull, il monte Fuji Islandese, uno stratovulcano addormentato da 1700 anni. Questi luoghi hanno ispirato numerosi miti ed é proprio sullo stratovulcano che Jules Verne ha scelto di ambientare “Viaggio al centro della terra”.

Sul Kirkjufell inoltre sono state ambientate molte scene della saga “Game of Thrones” per gli amanti del genere!

Ma di tutto ciò oggi non ci saranno foto, solo neve e nebbia che ricopre tutto.

La mia giornata comunque é iniziata presto con la visita a quella che reputo la cascata più affascinante che ho visto da quando sono arrivato e cioè Gljúfurárfoss. Precipita in un piccola grotta che ha solo un’entrata e la si attraversa saltando da un sasso ad un altro e bagnandosi assai. Già da fuori è uno spettacolo, così avvolta dalla montagna ricca di muschi umidi. Quando si entra dentro però sembra di stare in un film. Si alzano gli occhi e la si vede cadere con una potenza inaudita da una fessura che si apre nella grotta al cui interno le pareti sono verdissime perché ricoperte di vegetazione e muschi. L’acqua mi è entrata d’appertutto, le mani mi si erano quasi ghiacciate, due ragazzi entrati prima di me si baciavano su un enorme roccia che è al centro della caverna ed era la scena più romantica, fotogenica, teatrale vista da quando sono sull’isola. Ci avrei diretto un film intero ispirato solo da quella scena. Sono stato discreto però e non li ho scritturati 😂.

Più tardi ho lasciato la strada uno per dirigersi a keldur, il borgo disabitato che fu già citato nelle saghe del medioevo. L’ho trovato stupendo con le sue case Hobbit col tetto di torba erbosa, la sua chiesa in tipico stile nordico che mi è sembrata quella dove viveva Padre Gabriel in The Walking Dead e che poi fu bruciata e il suo tetro cimitero. Le tombe girano tutte intorno la chiesa e la maggior parte sono dei 25 figli avuti dall’ultimo proprietario, un certo Guomundur Bynjolfsson.

Girarlo completamente da solo, in mezzo al nulla e a 11 km dalla strada principale é stato davvero particolare.

E poi neve, neve e ancora neve, ma domani é un altro giorno e spero di riuscire a ripartire!

La canzone che consiglio oggi è “The River” di Bruce Springsteen, ci ho fatto pure un video lungo la strada che prima o poi pubblico.

Buona serata!

Viaggio in Islanda – Quinto giorno, il grande sud (part 2)

Day Five.

Amici sono davvero stanco stasera dopo 600 km in macchina e due trekking per un totale di 4 ore e 400m di dislivello.

Comunque, se ieri è stata la giornata dell’acqua e del fuoco tra spiagge laviche e cascate in ogni dove, oggi l’elemento ricorrente é stato il ghiaccio. D’altronde ci sarà pure un motivo se chiamano quest’isola la terra del ghiaccio e del fuoco no?!

Ma andiamo per ordine.

Dopo qualche fermata in macchina estemporanea per fotografare enormi monoliti, gole verdi e montagne innevate, la prima vera tappa è stata il parco nazionale Skaftafell. C’é un bel centro informazioni con un piccolo museo e da qui partono molte delle spedizioni organizzate che portano al ghiacciaio che, come purtroppo tutto da queste parti, costano un casino. Inoltre ci sono alcuni sentieri free molto belli dove fare trekking ed io naturalmente non me lo sono fatto dire due volte e ho scelto subito quello che conduce ad una delle cascate più belle di tutta l’slanda, Svartifoss!
La caratteristica che la rende unica è la presenza di colonne di basalto dalla forma esagonale di provenienza vulcanica che la contornano. I colori sono bellissimi e cambiano a seconda della posizione dalla quale si guarda.
Risceso dal sentiero ne ho preso subito un altro che in più o meno 45 minuti mi ha portato al cospetto del ghiacciaio Vatnajökull, il più grande d’Europa per volume e il secondo per estensione (dopo l’Austfonna, ubicata sull’isola di Nordaustlandet e appartenente all’arcipelago norvegese delle Svalbard). È la quarta massa di ghiaccio al mondo dopo la calotta glaciale dell’Antartide, la calotta glaciale della Groenlandia ed il Campo de Hielo Sur in Patagonia.
Sognavo di vederlo e mi ci sono avvicinato abbastanza da rosicare per non esserci potuto salire su.

Da qui nel pomeriggio ho raggiunto Jökulsárlón, un lago glaciale che si trova proprio ai piedi di una delle lingue del ghiacciaio e dove milioni di pezzi di ghiaccio più o meno grandi, dei piccoli iceberg, staccandosi dal ghiacciaio, galleggiano nella laguna. Uno spettacolo incredibile, una quiete surreale. Le foche nuotano serene tra i ghiacci, la luce che attraversa la laguna forma giochi di luce magici e tutti rimangono a bocca aperta, compreso me. Dall’altra parte de lago c’é l’oceano e sulla spiaggia lavica si fermano molti dei ghiacci che attraversando un canale arrivano li. Lo spettacolo è assicurato con il gioco di colori tra il nero della spiaggia, il bianco trasparente dei piccoli iceberg e l’azzurro dell’oceano.

Poi il viaggio di ritorno in macchina lungo e bla bla bla.

La canzone che vi consiglio oggi l’anno passata, dopo un soliloquio del dj islandese del quale ho capito solo《adesso mettiamo un classico》, in una radio islandese ed è 🎧 “Mad World” di Gary Jules.

Viaggio in Islanda – Quarto giorno, il grande Sud

Day Four.

E niente amici, vi sto scrivendo da un luogo con il nome impronunciabile, kirkjubæjarklaustur. Sono in una guesthouse magnifica, si chiama Hunkubakkar, formata da una serie di cottage rossi con le porte verdi e le finestre bianche, in mezzo ad un piccolo bosco di abeti. Fuori ci sono due gradi e scende un leggero nevischio ed io ho gli occhi pieni di meraviglia e il cuore di un rosso forte per tutto quello che sono riuscito a vedere oggi.

Sono stato alle due cascate di Seljalandsfoss e Skógafoss, sulla spiaggia nera di Reynisfjara, sulle scogliere di Dyrhólaey e nel piccolo paesino di pescatori Vik.
Ma poco mi importa dei nomi e dei posti questa volta perché contano poco. Lascerò parlare le poche foto che vi posterò in basso e le sensazioni.
L’Islanda che ho visto oggi è un film fantasy senza un regista e degli attori. In realtà qui madre natura era proprio troppo ispirata quel giorno che posò la propria attenzione sul sud dell’isola.
In macchina avrò visto almeno una trentina di scenari competente diversi, fiabeschi, surreali a volte, impressionanti, emozionanti. Il bello è che spesso da un chilometro ad un altro l’ambientazione cambiava radicalmente. Pianure di roccia prima color giallo paglierino e nero e poi di un verde irlanda (per rendere l’idea), fiumi dai letti così larghi che sembravano laghi con migliaia di isolette nere lava, montagnette laviche coperte di erba dove le pulcinelle di mare e i gabbiani tridattili nidificano e volavano, roccie completamente rosse, pianure gialle completamente ricoperte da arbusti stanissimi e secchi, acqua che scendeva dalle montagne sotto forma di cascate enormi e cascatelle più piccole, l’oceano incazzato che espodeva sulle scogliere, archi di roccia naturali, faraglioni che nemmeno i goonies, ghiacciai che scendevano verso il centro dell’isola e molto molto altro.

Perciò non starò qui a descrivervi ogni posto, non renderei giustizia a nessuno di essi e forse nemmeno le foto lo faranno.

Sono qui e non potevo immaginare di essere in un posto più giusto per me.

La canzone che vi consiglio oggi è “Miami” dei counting crows!

Viaggio in Islanda – Terzo giorno, il circolo d’oro

Day three.

Ciao anime di islanda, oggi dopo il primo giorno a Reykjavik è iniziata l’avventura, quella vera. Sveglia alle 6 locali, si può soffrire di jat lag con solo due ore di differenza dall’Italia? La risposta è si. Ma non tutti i mali vengono per nuocere e questa levataccia mi ha permesso di arrivare nei luoghi da visitare in anticipo sul turismo di massa (che in realtà in questo periodo è davvero poco).

Appena uscito dalla capitale i paesaggi sono diventati subito magnifici. Grandi montagne innevate, fiumi e guadi da attraversare praticamente continui, grandi roccie, piccole roccie verdi, laghi, piccoli boschi di abete del nord, canyon, cottage più o meno grandi sparsi on ogni dove, lunghi tratti di erba bianca che quasi sembrava deserto. La strada poi un vero spettacolo. Nulla da invidiare alle più famose route66 o alle lunghe strade canadesi e dell’Alaska. Mi sarei dovuto fermare ogni km per scattare foto. Qualche volta l’ho anche fatto ma poi ho messo su qualche pezzo della colonna sonora del signore degli anelli e ho goduto come poche volte prima. Il viaggio on the road alla Kerouac che da bambino già sognavo é iniziato.

La prima tappa é stata il parco nazionale di Þingvellir sede del parlamento islandese dal X al XVIII secolo. Qui si trovano la chiesa di Þingvellir e le rovine di antichi rifugi in pietra. Il parco sorge in una fossa tettonica formatasi dalla separazione di due placche tettoniche, quella nord Americana e quella Europea, con scogliere rocciose e faglie, come la grande gola di Almannagjá.

La spaccatura ha formato un lungo canyon che é uno spettacolo della natura.

Rimessomi in strada sono arrivato a Geysir il piccolo posto che da il nome ai famosissimi Geyser. È stato proprio come me lo aspettavo, fumaioli che sembrava di stare su un altro pianeta, pozze d’acqua a più di 100 gradi alcune delle quali ogni tanto esplodevano in una potenza inaudita proponendo il fenomeno che tutti conosciamo! Il più antico geyser d’Islanda è Geysir che esplodeva la propria potenza a più di 170 m di altezza fino a quando la gente ha iniziato a gettare nel suo cratere pietre ed altri detriti per “stimolarlo” e così da allora Geysir si mostra solo in presenza di movimenti della crosta terrestre, quindi raramente. Quello che ho visto io é Strokkur e comunque è stato davvero emozionante.

Ma il clou della giornata é stata sicuramente la cascata di Gullfoss. Non penso di riuscire a descivervela tanto é bella. Non ho mai visto niente di simile, non ho mai visto la natura così bella prima d’ oggi. É di una potenza inaudita, fa un doppio salto di 35m che non è tanto in realtà ma la teatralità con cui lo fa è magnifica. Ha una portata enorme e va a finire in un canyon simile al più famoso del Colorado negli States.
Sarei rimasto li immobile a guardarla per ore un po come si guarda dormire la propria donna la domenica mattina mentre è lì accanto a te e ancora deve aprire gli occhi. Magia pura.

Ho paura che tutto quello che vedrò da domani in poi non possa competere.

Prima di arrivare in ostello sono stato poi a Kerið, un lago formatosi in un cratere vulcanico dove Bjork ci ha fatto pure un concerto che visto il luogo non sarà stato emozionante per niente…

Ed ora eccomi qui al Midgard Base Camp un ostello bellissimo dove prima di buttarmi su un divano nella Hall, mi sono rilassato in una vasca in legno tipica islandese sul tetto del locale con 10 gradi fuori e una birrozza tra le mani ghiacciate! Un altro piccolo sogno realizzato!
Che dire wonderful!!!

La canzone che consiglio oggi, l’ho ascoltata in macchina ed é Take Me Somewhere Nice di Mogwai.

A domani!

Viaggio in Islanda – Primo giorno

Era da anni che sognavo un viaggio on the road in Islanda e finalmente ho realizzato uno dei miei sogni!
Nei prossimi giorni vi riporto il diario giornaliero che ho scritto durante questi nove giorni di viaggio.
Nove storie che voglio raccontarvi sperando che possano esservi utili quando deciderete di partire per questa terra magica!

Ecco la prima:

Day one (o two se London vale come primo giorno).

Buon pomeriggio Anime Montane, o forse dovrei dire anime Islandesi?Essì perché da oggi e per qualche giorno, come anticipatovi, il mio blog diventerà storiediislanda, perché sono arrivato nella terra del ghiaccio e del fuoco questa mattina dopo un giro a Londra (e perciò in realtà questo è il mio secondo giorno di viaggio).

Da questo momento in poi mi perdonerete vero se sbaglierò tutti i nomi islandesi?

Fatta questa premessa ora posso raccontarvi!

Il primo impatto con l’isola è stato un po’ come me lo aspettavo, un gran freddo nonostante la giornata stupenda, vento e il nulla intorno a me. La cosa che subito mi ha stupito è stata la luce, forte, alta, quasi accecante. Dicono che a certe latitudini sia così. Presa la macchina a noleggio e annuito a tutte le regole elencatemi dal noleggiatore, delle quali ho capito solo che la macchina presa col pieno la devo riportare con il pieno, mi sono diretto verso Reykjavik percorrendo più o meno 50 km nel nulla. L’ oceano, quello si vedeva di tanto in tanto e sembrava di un blu fortissimo!

Reykjavik è carina, tutta colorata e con le caratteristiche case in lamiera. Gli Islandesi iniziarono ad importare lamiera dal regno unito nel 1870 per proteggere le loro abitazioni. Il lungomare, che da a Nord, affaccia su un promontorio dove è già ben visibile la forza della natura col le sue montagne innevate che scendono sin giù all’oceano. Qui c’è Sólfarið un monumento che raffigura una nave vichinga in onore della scoperta dell’isola. Molto bella é l’harpa, la sala concerti di Reykjavik, un vero gioiello architettonico che con i suoi mille specchi provoca dei giochi di luce fantastici.

In realtà non c’è moltissimo da vedere, la cosa più bella secondo me è perdersi nelle tante stradine e ammirare le case colorate.

Una menzione particolare merita l’ostello dal quale sto scrivendo ora, seduto su un divano di tela con cuscini coloratissimi, attorniato da gruppi di persone o da viaggiatori solitari come me ognuno immerso nella propria attività. Le finestre in tipico stile coloniale lasciano passare una luce pazzesca, i tavoli in legno, le librerie, gli scaffali con tanti giochi di società, un palchetto dove di tanto in tanto suona qualche gruppo, una magnifica terrazza che affaccia sui tetti della città e musica di sottofondo che da soddisfazioni (hanno passato per esempio Street of Philadelphia di Springsteen). Insomma bello bello.

Ah comunque il posto si chiama “Loft Hostel” e ve lo consiglio assai.

La canzone che scelgo oggi per ricordare questa giornata a Reykjavik, l’ho ascoltata nel pomeriggio proprio in Ostello ed è: 🎧 First day of my life dei Bright Eyes!

Beh che dire, qui sono ancora le 18.30, non mi resta che andare ad assaggiare qualche birrozza locale!

Domani inizia l’avventura, quella vera.

Storie di Islanda

Buongiorno Anime Montane!

E se vi dicessi che domani parto per l’Islanda?
E se vi dicessi che nonostante il mio blog parli prevalentemente di montagna ho intenzione di trasformarlo per una decina di giorni in storiediislanda?
Ve la prendereste a male?
In ogni caso ho già deciso, scriverò un diario di viaggio giornaliero con foto ed esperienze vissute con la convinzione che possa esservi utile se in futuro programmerete un viaggio nella terra del ghiaccio e del fuoco.
Vorrei raccontarvi questa terra in maniera appassionata e passionale perchè già so che me ne innamorerò profondamente.

E allora che l’avventura abbia inizio!

p.s. Vi lascio con questa bellissima frase di Charles Baudelaire che da forma alla mia idea di viaggio:

Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.

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