Rocca Calascio – Sulle tracce di Ladyhawke

Era da ormai troppo tempo che avevo in mente di visitare Rocca Calascio in Abruzzo, inconsciamente forse da quando vidi per la prima volta uno dei film cult fantasy per eccellenza degli anni ottanta con Michelle Pfeiffer, Ladyhawke! Alcune scene del film sono state girate proprio all’esterno del castello medievale che domina il paese. Ed è così che, supportato da alcuni giorni di ferie Natalizie, sono finalmente riuscito ad organizzare una giornata in questo incantevole luogo.

Raggiungere Rocca Calascio è abbastanza semplice anche se si ha presto l’impressione di essere lontano da tutto. Dall’autostrada A24 (Roma-Teramo) bisogna uscire a L’Aquila Est e seguire le indicazioni per Sulmona. Superato Poggio Picenze, bisogna prendere a sinistra per Barisciano. Superato il paese si prosegue per S. Stefano di Sessanio e poi Calascio. Si raggiunge la parte alta del paese seguendo le indicazioni per la Rocca e attraverso il sentiero che passa per le vecchie mura si arriva in circa mezz’ora al castello.

Nel piccolo borgo ormai quasi completamente abbandonato dopo i terremoti del 1348 e del 1461, che forma con il castello un unico organismo fortificato, si respira aria di tempi ormai passati. Camminando per le stradine silenziose si immaginano le gesta di antichi cavalieri medioevali, i passi di lontani viandanti e i sussurri di arcaici commercianti del luogo. Il tempo sembra essersi veramente fermato. Le uniche due cose che riescono a riportarmi al presente sono il Rifugio della Rocca (https://rifugiodellarocca.it/), un piccolo Albergo diffuso, Ristorante e Bar che offre ristoro agli esploratori in una bellissima struttura ricavata da un’antica casa e un gatto nero che mi fa compagnia durante una pausa sigaretta.
Salendo si arriva finalmente alla Rocca la cui fondazione si fa risalire all’anno 1000 e che fu possedimento di diverse famiglie tra le quali quella dei Medici che l’acquistarono al fine di estendere i propri possedimenti per sfruttare il commercio della lana.

Siamo a 1.460 m s.l.m. e da qui si ha una delle vedute più belle e suggestive di tutto l’Abruzzo con vista dei principali gruppi montuosi dell’Appennino abruzzese, dal Gran Sasso a nord (Corno Grande, Pizzo Cefalone, Monte Prena, Monte Camicia, Monte Bolza, Monte Ruzza), al Velino-Sirente, alla Maiella, ai Monti Marsicani, la sottostante Valle del Tirino, l’Altopiano di Navelli e in lontananza la Conca Peligna.

Ci si sente lontano da tutto, into the wild, in pace con il mondo.

Dicono che qui all’alba e al tramonto tutto si tinga di pura magia. Penso sia vero. Purtroppo lo immagino soltanto, ma ci tornerò. Ho però la fortuna di visitarlo dopo una nevicata notturna, il bianco la fa da padrone, il silenzio fa ancora meno rumore.

Mi viene voglia di rimanerci qualche tempo, di vivere con niente.

Nelle vicinanze della rocca, sul sentiero che porta a Santo Stefano di Sessanio, si trova la chiesa di Santa Maria della Pietà, un tempietto eretto nel 1596 sul luogo dove, secondo la leggenda, la popolazione locale ebbe la meglio su una banda di briganti.

Cosa mi è piaciuto di questo luogo incantato? Prendo in prestito la risposta che Heinrich Harrer diede al Dalai Lama quando gli chiese cosa gli piacesse delle montagne: mi piace l’assoluta semplicità, ecco cosa mi piace. Quando sei in scalata la tua mente è sgombra, libera da qualsiasi confusione: sei concentrato e, ad un tratto, la luce diventa più nitida, i suoni sono più ricchi e tu sei invaso dalla profonda, potente presenza della vita.

Adios

Ale

Monte Pizzo Deta – Tra le ginestre e il cielo

20160904_111753

Si può dire che la mia passione per la montagna e di conseguenza questo blog siano nati dopo aver raggiunto per la prima volta la cima di Monte Pizzo Deta. Era il lontano 2004, Ray Charles e Marlon Brando ci lasciavavano, Zuckerberg lanciava Facebook ed io affrontavo il mio primo vero sentiero di montagna accompagnato da due care amiche Scout. E’ da li che è nato tutto. Pizzo deta è la seconda cima per altezza dei Monti Ernici catena da secoli spartiacque tra Lazio e Abruzzo, confine montano della bellissima Ciociaria.
Per raggiungerla il sentiero più conosciuto dal versante Laziale è quello che parte dallo splendido pianoro di Prato di Campoli, luogo incantato con alberi secolari. Si parte dalla fine della strada asfaltata, costeggiando il recinto di legno utilizzato per radunare il bestiame. La segnaletica da seguire è la numero sedici e il dislivello da affrontare di circa 900 metri. Ci si dirige verso nord fino a raggiungere i primi alberi. Il mio consiglio è quello di rimanere sempre al centro del pianoro, lasciandosi la fitta faggeta ai lati fino a raggiungere il primo cartello di segnaletica verticale che indica la strada. Ecco, a questo punto vi dovrei dire di seguire la direzione indicata (a destra). Non fatelo!Proseguite verso sinistra, il sentiero è evidente e immettetevi finalmente nella faggeta. Da qui si inizia decisamente a salire e la segnaletica CAI sugli alberi è ben visibile.

20160904_102844

Dopo circa un’ora dalla partenza, si affronta un pendio man mano sempre più sassoso, fino ad arrivare ad un bellissimo crinale privo di alberi che in estate è il luogo ideale per rifocillarsi e rimanere un po’ al sole. Da qui si può inoltre ammirare Prato di campoli in tutto il suo splendore. Si continua a salire, il sentiero si fa sempre più ripido fino ad uscire quasi completamente dalla vegetazione. Da qui i sassi la fanno da padrone e per questo sconsiglio di affrontare la salita a chi è privo di buoni scarponi. Purtroppo la segnaletica diventa sempre meno evidente e si sale tra le inestricabili ginestre quasi a tentoni, vedendo sempre più vicina la cima. In realtà non ci si può sbagliare, dopo circa due ore e mezza la madonnina e la croce in vetta ci indicano che siamo arrivati.
Il silenzio in vetta è surreale, interrotto di tanto in tanto dallo stridere di qualche rapace. Lo scorso settembre ero seduto lì, mi godevo il panorama e il meritato riposo, quando sono passate sei maestose aquile dirette verso Vado della Rocca. Un evento raro e un emozione indescrivibile. Dalla vetta si gode di un panorama mozzafiato, da un lato il versante Abruzzese con la Valle Roveto, la Piana del Fucino, il Gran Sasso, la Majella e il Marsicano, dall’altro la piana Frusinate, i Monti Lepini e nelle giornate più limpide il Monte Circeo e le Isole Pontine. Inoltre girando lo sguardo verso il crinale, si vedono evidenti il Monte Passeggio e il Monte Fragrara.

20160417_124427

Cosa dire di più se non consigliarvi di affrontare questo sentiero in primavera o in autunno per ammirare i mille colori che la vegetazione assume.

Allora ci si vede lì tra le ginestre e il cielo!

Adios

Ale

Ciaspolenta (Ciaspolata + Polenta) a Passo Godi

polentata

Se come me amate le escursioni notturne e i rifugi dove mangiare una calda polenta davanti ad un camino, l’evento che organizzano i ragazzi dell’outdoorlifefestival di Scanno (AQ) il 10 Dicembre 2016 non potete proprio lasciarvelo sfuggire!

Di seguito tutte le informazioni utili:

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1283236481715887

Per acquistare i biglietti: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-ciaspolenta-2016-29392380401

PROGRAMMA
Ore 16:30 Ritrovo presso il Rifugio Passo Godi
Ore 17:00 Inizio della ciaspolata
Ore 19:00 Ritorno al rifugio per la polentata

NB: Escursione facile e adatta a tutti.

▁▁▁▁▁▁▁▁▁▁

ABBIGLIAMENTO CONSIGLIATO
È necessario un abbigliamento sportivo consono alla stagione.
– Scarponi da montagna
– Capi adatti per basse temperature variabili tra 0° e 5°
– Guanti
– Cappello
– Torcia (consigliata frontale)

▁▁▁▁▁▁▁▁▁▁

COSTO DI PARTECIPAZIONE
Il costo di partecipazione è di € 20,00 a persona in promozione fino al 30 novembre.

▁▁▁▁▁▁▁▁▁▁

COSA COMPRENDE
– Assistenza completa di un Accompagnatore di Media Montagna iscritto al Collegio Regionale delle Guide Alpine e di un’Istruttrice di Nordik Walking Federale;
– Polentata in rifugio;
– Noleggio dell’attrezzatura (ciaspole e bacchette)

Forse ci vediamo lì…

Adios

Ale

 

Il valico dell’Abetone


Sabato pomeriggio. Il primo vento freddo stagionale spoglia velocemente l’autunno dagli alberi. Un thè caldo scalda la mia mano destra, una sigaretta avvelena i miei polmoni già messi a dura prova da un puntuale raffreddore. E’ il momento giusto per scrivere del valico dell’Abetone e delle sue Montagne, perché se è vero che ognuno di noi ha un luogo del cuore, un posto che più di altri evoca forti emozioni e rimane dentro, questo è sicuramente il mio. Siamo proprio al confine tra le provincie di Modena e Pistoia ed è fantastico come si sentano le influenze dell’una o dell’altra regione a seconda se si oltrepassi o no il confine.

E’ una zona magnifica ricoperta da boschi secolari, forse i più belli che ho mai visto. Immensi abeti, castagni e salendo più su  faggi, la fanno da padrone.

Io ci sono arrivato quasi sempre passando dalla la splendida Lucca, strada tortuosa che attraversa diversi paesini tra cui Bagni di Lucca e la bella Cutigliano. Di sentieri di Montagna ce ne sono davvero tanti, molti sono adatti ad escursioni con bambini altri sono più impegnativi.  Uno di questi è sicuramente quello che porta al gruppo montuoso Libro Aperto che parte a circa 100m dalle piramidi dell’Abetone, erette in onore del granduca di Toscana e del duca di Modena in occasione dell’apertura del valico, e che  in circa un’ oretta conduce, attraverso un bosco magico, fino alla località denominata “Verginetta” dove un piccolo rifugio (La casetta di Lapo) offre,  all’ora di pranzo durante il periodo estivo, un pasto cucinato dai gestori. Degni di nota sono i famosi fagioli all’uccelletto e la crostata di mirtilli.

Da qui il sentiero inizia decisamente a salire, tra immensi campi di mirtilli, fuori dal bosco, fino alla prima cima  monte Belvedere (1896 mt.) e poi a  monte Rotondo, la più alta (1937 mt.).  In realtà io non sono mai riuscito a raggiungerle, ogni volta per un motivo diverso, ma questa è un’altra storia.

Scendendo dal valico verso il piccolo borgo di Fiumalbo, si incontra il bivio che porta nella bellissima Val di Luce, località sciistica in inverno e paradiso degli escursionisti d’estate. Da qui partono i sentieri per la vetta dell’alpe tre potenze, il lago piatto, il lago nero e il passo di Annibale. Una fermata per rifocillarsi è d’obbligo al rifugio Le Terrazze, dove ricordo di aver mangiato lo stinco di maiale più buono della storia, prima di decidere di convertirmi alla dottrina di mucche e maiali.

Naturalmente tutte queste cime sono raggiungibili anche attraverso una cabinovia, ma la mia voglia di affrontare ogni sentiero a piedi (come penso dovrebbero fare tutti d’altronde) unita alla nota idiosincrasia che ho nei confronti dei mezzi meccanici, non mi hanno mai permesso di  prenderla.

Un’altra bellissima escursione, affrontata diverse volte, è quella che dal bosco che porta in Val di Luce  arriva  fino a Foce a Giovo, valico appenninico, tra i Monti Rondinaio, Giovo e Femminamorta. E’ abbastanza lunga (consiglio di rifornirsi di acqua in abbondanza all’imbocco del sentiero perché l’unica fonte la si trova praticamente all’arrivo) e ricca anch’essa di campi di mirtilli, lamponi e fragoline di bosco.

Da qui è facile raggiungere sull’altro versante il bellissimo  Lago Santo che si trova a 1.501 m s.l.m. e da questi arrivare in circa mezz’ora di salita al più bello, a mio parere, dei laghi della zona e cioè il Lago Baccio.

Da queste parti si mangia bene. Non è così scontato in montagna. All’Abetone c’è però l’eccellenza. Un ristorante e delle persone che lo gestiscono che mi hanno catturato l’anima e non la lasciano più. E’ l’Albergo Ristorante Regina (https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g1437364-d2631638-Reviews-Hotel_Ristorante_Regina-Abetone_Province_of_Pistoia_Tuscany.html)  e si mangia divinamente. Lo chef Davide, un amico per me, prepara piatti eccezionali, utilizza tutti gli ingredienti del luogo e con la sua simpatia e competenza allieta gli intervalli che inevitabilmente ci sono tra una portata e l’altra insieme alla figlia Alice. Se dovessi consigliare qualche piatto che si innalza sugli altri direi Tortelli ricotta e spinaci, tagliolini al tartufo o ai funghi porcini, filetto di maiale al parmigiano, risotto ai mirtilli e il mitico Spumone, un dolce dalla ricetta segreta, tramandato da generazioni nella loro famiglia. Andateci, ne vale veramente la pena!

Quando scrivo di un luogo che mi tocca davvero nel profondo e questo è il caso, lascio alcune emozioni solo per me, nascoste e non riesco a trascriverle sul blog.

Voglia o tu lettor perdonarmi di tal modestia, non s’ha da aggiungere angustia al celar delle mie parole.

Adios

Ale

20150809_123614 20150809_130742 20150812_121929 20150812_122150 20150812_122348 20150812_130929 20150813_150530 20150813_150617 20150813_151115 20150813_210221 20150814_132655 100_9535 p1020480 p1020498 p1020611 p1020689 p1020694 p1030736 p1030740 p1030752 p1030761 p1040066 p1040186 p1040197

Viaggio a Dobbiaco, la porta sulle dolomiti

Si dice che al mondo esistano due tipi di persone: chi ama Bruce Springsteen e chi non l’ha mai visto dal vivo. Ma che c’entra il boss con le Dolomiti vi starete chiedendo? Beh è un po’ la stessa cosa,  quando hai la fortuna di imbatterti, volutamente o per caso, in queste magnifiche  montagne intervallate da magiche valli, ti entrano dentro e non puoi più fare a meno di amarle.

Era da diversi anni ormai che sognavo un viaggio in Alto Adige, io amante della Montagna non ero mai stato nel posto che tutti mi indicavano come il paradiso dei Montanari. Inaccettabile!

Ed è così che la scorsa estate ho deciso finalmente di andarci. Una telefonata al mio migliore amico a Maggio e in meno di una settimana avevamo già prenotato. Con Fabio ci conosciamo ormai da una vita e abbiamo visitato diversi posti insieme. Memorabile fu una vacanza di ahimè troppi anni fa in Marocco, zaino in spalla on the road, come piace definirla a noi, dalla quale, per tutte le avventure che abbiamo vissuto, se siamo tornati ed ora io sono qui a scrivere questo blog è davvero un miracolo… . Dopo aver raccolto un po’ di informazioni sui posti migliori in cui soggiornare per visitare le Dolomiti ho scelto la Val Pusteria e in maniera particolare il piccolo borgo di Dobbiaco, Toblach in tedesco e col senno di poi mai scelta fu più azzeccata.

Lago di Dobbiaco

A Dobbiaco le Dolomiti le senti in ogni cosa che fai, anche quando i tuoi occhi non le incrociano direttamente sai che sono li e te le porti dentro in ogni momento della giornata. Al mio arrivo, la vista dei Monti Baranci mi ha lasciato senza fiato, quasi mi sono commosso.  Masi, Malghe, Baite, camini accesi anche d’estate, zuppe d’orzo, formaggi freschi, immensi pascoli, chiesette di montagna in perfetto stile tirolese, antiche tradizioni. Si respira l’atmosfera di un tempo in ogni angolo. Di sentieri che partono verso escursioni più o meno facili ce ne sono tanti. Io consiglio quello che dal piccolo borgo di Santa Maria, dove tra l’altro c’era il B&B che mi ha ospitato (lo consiglio vivamente a tutti per la posizione, il panorama, la pulizia delle stanze, la cortesia della proprietaria e la ricca colazione http://www.wiesen-hof.com/ita/benvenuti.html), porta a Monte Rota (raggiungibile in circa due ore) e che permette di godere un panorama splendido sui Baranci e tutta la valle sottostante.

Molto bello è anche il giro intorno al lago di Dobbiaco, punto di partenza per le escursioni più impegnative verso le Dolomiti di Sesto.

La sera in paese è facile trovare qualche festa locale in stile tirolese, con musica, fiumi di birra e il dolce tipico di quelle parti lo Strauben, una frittella gigante a forma di chiocciola con sopra marmellata locale.

Dobbiaco, inoltre, è collegata benissimo sia attraverso la linea ferroviaria che porta fino a Bolzano, sia attraverso una serie di Autobus che portano in tutte le località vicine, da San Candido a Cortina d’Ampezzo, da Brunico a molte città Austriache. E’ per questo che, per chi non volesse venire fin qui con la macchina, la zona può essere vissuta comodamente anche con i mezzi pubblici e le biciclette.

Un post a parte meritano alcune delle escursioni che ho affrontato durante la mia permanenza e di cui mi riprometto di scrivere presto. Tra queste le Tre Cime di Lavaredo, il lago di Braies, Monte piana e la valle di Rienz.  Stay tuned!

Premesso che da quelle parti si mangia bene un po’ dappertutto, io consiglio il Ristorante Skihütte Rienz vicino agli impianti di risalita sciistici dove si può gustare il meglio della cucina tipica tirolese e dove i canederli sono davvero speciali, il ristorante Winkelkeller in pieno centro, arredato in maniera molto particolare e dove a detta del mio amico Fabio la carne è davvero buona e infine la pizzeria Hans. Ma come una pizzeria al cospetto delle Dolomiti?Tu che sei Napoletano poi?E’ quello che mi sono detto quando la mia amica Vale, storica frequentatrice di Dobbiaco me l’ha consigliata. E invece mi ci sono trovato a mangiare quasi ogni sera, hanno una grande varietà di pizze davvero gustose, con ingredienti genuini e soprattutto hanno un servizio velocissimo! (https://www.facebook.com/pizzeriahans/?fref=ts)

Molti dei miei pre cena li ho trascorsi al Bar Simpaty, un piccolo bar/pub dove si possono gustare fresche birre, qualche stuzzichino, ascoltare un po di musica e starsene anche all’aria aperta.

…e se è vero che uno degli aspetti rasserenanti della natura è che la sua immensa bellezza e’ li per tutti e nessuno può pensare di portarsi a casa un’ alba o un tramonto, come scriveva Terzani, è anche vero che un pezzo del mio cuore è rimasto lì , incastonato tra quelle montagne così wild e quelle valli così quiet…

Adios

Ale

Un Week End nel Parco Nazionale d’Abruzzo

20161029_122922

Per chi come me ama l’autunno, i suoi infiniti colori, le foglie che cadendo leggere ricoprono l’asfalto, le prime minestre mangiate accanto ad un camino acceso, un libro letto distratti dal rumore della prima pioggia sul tetto, l’odore delle caldarroste che si sprigiona dai rudi portoni dei borghi di montagna, uno dei posti migliori che conosco per trascorrere due giorni immersi in quest’atmosfera è sicuramente il Parco Nazionale d’Abruzzo.

E’ un po’ la mia seconda casa, ci vado spessissimo ormai da molti anni, ne conosco quasi ogni sfumatura.

L’ultima volta ci sono stato il 29 e 30 ottobre scorso, con una decina di amici accumunati dall’amore per la montagna.

Il sabato mattina, come ad ogni rispettabile escursionista capita, la sveglia è suonata molto presto, lo zaino già pronto da qualche giorno, il tempo di un caldo caffè ed eccoci già in macchina mezzi addormentati ma emozionati. Dopo tre quarti d’ora siamo già al valico di Forca d’Acero, maestoso spartiacque appenninico tra il Lazio e l’Abruzzo che con i suoi secolari faggi è in ogni stagione uno spettacolo per gli occhi, figuriamoci in questa.

Arriviamo a Scanno, dopo un’oretta, pronti a partecipare all’Outdoor Life Festival (https://www.facebook.com/OutdoorLifeFestival/?fref=ts), una manifestazione organizzata dai ragazzi del luogo per permettere la conoscenza del territorio attraverso varie attività sportive. Ci accolgono vari stand in riva al lago di Scanno e un freddo inaspettato che ci fa desistere dall’affrontare un giro in canoa che avevamo immaginato da mesi. Poco male. Scegliamo chi un escursione a cavallo, chi un trekking verso l’eremo di Sant’Egidio. Io opto per quest’ultimo. Arriviamo all’eremo attraverso una fitta faggeta, accompagnati da una guida che ci illustra un po’ di storia di quei boschi, in poco più di mezz’ora. Percorso molto facile e adatto a tutti. Da li raggiungiamo un punto panoramico, poco più su, da dove si ammira una splendida vista sul lago di scanno e sulla sua conformazione a forma di cuore. Non amo particolarmente questo tipo di trekking, quello dove ti portano in un punto da cartolina per intenderci, con la guida a maggior ragione, ma mi mancava come esperienza e quindi mi sono adattato.

Dopo esserci ricongiunti con il resto del gruppo e dopo una fresca birra, assoluto toccasana alla fine di un escursione in montagna, partiamo alla volta di Pescasseroli, paesino che è il cuore pulsante del parco d’abruzzo. Ora potrei stare ore a parlare di Pescasseroli, degli scorci che conosco, della gente del paese e dei posti dove mangiare bene (o meno), ma non è questo il tempo e mi riprometto di scrivere un apposito post in futuro!

Dopo un breve giro in paese accompagnato da vin brulè, arrosticini (per chi mangia carne, non per me) e dolci locali serviti in stand dislocati ovunque, andiamo nel vicino paese di Opi, 1250m sul livello del mare e 450 anime che lo popolano, per partecipare alla dodicesima edizione della sagra “Sapori d’Autunno”. (https://www.facebook.com/events/291514037902604/)

 

Opi è davvero piccola, tutto si concentra in una via principale che sale verso il campanile dopo il quale partono due strette viuzze caratteristiche che portano al punto panoramico che da sul Monte Marsicano. Ci ho vissuto per quindici giorni in una ormai lontana estate che mi ha permesso di apprezzare la cultura locale e gli Opiani, gente semplice, rude ed accogliente come pochi.

La serata trascorre piacevolmente tra un piatto caldo di pasta fatta in casa con fagioli, scamorza e pancetta alla brace, castagne e musica popolare. Respiriamo un’atmosfera magica. Il fuoco dei falò, l’odore di castagne e legna che arde, i racconti delle persone del luogo sulla montagna e sulle sporadiche visite dell’orso marsicano in paese, le chiacchiere tra noi amici. Io vivrei così, trecentosessantacinque(scritto in lettere che rende di più) giorni l’anno…

Unica pecca il vino, il Tavernello nel regno del Montepulciano d’abruzzo non è accettabile. NO!

Tornati a Pescasseroli, beviamo una grappa che ci scalda il cuore e l’anima e ci manda a dormire felici come dei bambini la mattina del 25 dicembre.

La Domenica ci svegliamo presto e sentiamo il forte terremoto che c’è stato tra le marche e l’umbria. Non ci piace come risveglio ma decidiamo comunque di partire per la bellissima escursione programmata sul Monte Amaro.

Parcheggiamo le macchine all’inizio del sentiero per Val Fondillo, a mio parere la valle più bella del parco d’Abruzzo. Val fondillo si raggiunge da Opi seguendo la strada marsicana verso Villetta Barrea, ha un comodo centro di raccolta con un parcheggio a pagamento, dal quale partono molti sentieri stupendi.

Noi affrontiamo uno dei più impegnativi, quello che conduce al Monte Amaro che per la sua posizione proprio al centro tra la val fondillo, il monte marsicano e la valle del lago di barrea, offre in cima un panorama mozzafiato che spazia a trecentosessanta gradi sulle montagne circostanti. Il dislivello è di 800m, la difficoltà è E (Escursionistica) e il sentiero è l’F1.

La caratteristica di questo sentiero è la pendenza, soprattutto all’inizio, all’interno della faggeta, abbastanza impegnativa.

Affrontiamo la salita di petto, tutti insieme, ma ognuno col suo passo. Ogni tanto ci fermiamo per aspettare quelli in fondo al gruppo. Dopo circa un’ora e un quarto, prima di arrivare in cresta, passiamo sotto una formazione rocciosa dove capita molto spesso, alzando in naso all’insù, di vedere i camosci che osservano incuriositi gli escursionisti. Ahimè questa volta non siamo così fortunati.

Arriviamo in cresta e già qui il panorama che ci si presenta è molto bello, si vedono chiaramente il Marsicano, Opi, Pescasseroli, il passo dell’orso e la cresta che porta verso la prima cima del Monte Amaro. Eggià perché un’altra caratteristica particolare di questa montagna è quella di avere due cime, l’una accanto all’altra.

Scaliamo la prima cima con pendenza abbastanza elevata, ci fermiamo per qualche minuto ad osservare il panorama e ripartiamo subito per la seconda cima, meta finale della nostra escursione. Per scalarla ci dobbiamo quasi arrampicare, non è un pezzo facilissimo, soprattutto affrontato in discesa, è abbastanza esposto e mette a dura prova i quadricipiti. La fatica però viene pienamente ripagata da una vista straordinaria. Si vedono chiaramente il Monte Petroso, il Monte Tartaro, la valle di Barrea con il lago, il Monte Marsicano, la valle di Pescasseroli e Opi, il passo dell’Orso. Vedo sul viso dei miei compagni di avventura l’incanto e lo stupore. Sono soddisfatto e contento di averli portati lì!

Il resto è cibo consumato in cima, meritato riposo e tanto tanto sole che ci ha accompagnato in tutto il week end.

Ho fatto parecchie escursioni in Montagna, Monte Amaro, però, rimane sempre una delle più affascinanti. Di seguito qualche foto del week end!

Adios

Ale

 

 

 

1 2