Viaggio in Islanda – Nono giorno, i saluti all’isola

Day nine.

Last day in Islanda. Pioggia. Tanta pioggia. Un po’ di malinconia per quello che é stato mi assale sull’ennesimo divano, nell’ennesimo ostello. Saluto Reykjavik come merita, perdendomi in essa come se ormai la conoscessi così bene da essere uno di qua. Anche i visi delle ragazze del caffè Kaffibrennslan sembravano sorridermi di più questa mattina, come per dire “ehi ormai ti conosciamo, prendi il solito caffè latte?”.

Che poi questa msttina il caffé mi é servito doppio perche la sera prima mi sono immerso nella vita notturna islandese con Merih una ragazza Veronese che vive qui da un anno e Simone, un ragazzo romano che è qui da oltre 4 anni. Ci siamo divertiti, abbiamo ballato in mezzo ad orde di islandesi impazziti, mi hanno raccontato un po’ com’è stare qui.

Dopo ho passeggiato tra i vicoli, ho cercato qualche piccolo souvenir. Prezzi improponibili. Il migliore lo troverò più tardi nel mercato domenicale delle pulci in un capannone della downtown pagandolo solo 2 euro. Non era un regalo programmato ma è stato lui a trovare me e per questo l’ho preso. Fortunato sarà il destinatario. Ho fatto un altro giro al porto, ho salutato l’oceano con la solita speranza di scrutare qualche balena. La mia testa era però ancora in quella macchina che macinava chilometri su quelle strade da film.

Ci vorrà un po’ di tempo per svegliarmi la mattina senza quella smania di avventura che ho avuto in questa settimana. Ora però forse devo sistemare qualche cosa a casa e poi potrò pensare alla prossima meta.

Domani sarò a londra, ci torno comunque volentieri.

E niente, prima di salutarvi volevo ringraziare tutti voi che ogni giorno o anche solo una volta, avete letto le mie storie e guardato le foto che ho scattato. Grazie!

La canzone che consiglio oggi sono in realtà due, la prima l’ho ballata ieri notte ed è “Here comes your man” dei Pixies, la seconda l’ho ascoltata questa mattina al Kaffibrennslan ed è “Corduroy Dreams” di Rex Orange County.

Bye bye Guys.

Viaggio in Islanda – Sesto giorno, Gljúfurárfoss, keldur, penisola di Snaefellsnes

Day Six.

Cominciavo a dubitare che il meteo in islanda fosse così imprevedibile come tutti dicevano fino a quando oggi, spintomi verso la penisola di Snaefellsnes, ad ovest, più o meno a 250 km da Reykjavik, ho incontrato una tormenta di neve assurda. Tutto tutto bianco, visibilità scarsa, 0 gradi e strade ricoperte di neve. Anche ora che sono arrivato in Guesthouse, proprio vicino al monte Kirkjufell, la montagna sacra degli islandesi, continua a nevicare!

Domani dovrebbe smettere e forse riuscirò a completare il mio giro e a vedere anche il maestoso Snaefellsjokull, il monte Fuji Islandese, uno stratovulcano addormentato da 1700 anni. Questi luoghi hanno ispirato numerosi miti ed é proprio sullo stratovulcano che Jules Verne ha scelto di ambientare “Viaggio al centro della terra”.

Sul Kirkjufell inoltre sono state ambientate molte scene della saga “Game of Thrones” per gli amanti del genere!

Ma di tutto ciò oggi non ci saranno foto, solo neve e nebbia che ricopre tutto.

La mia giornata comunque é iniziata presto con la visita a quella che reputo la cascata più affascinante che ho visto da quando sono arrivato e cioè Gljúfurárfoss. Precipita in un piccola grotta che ha solo un’entrata e la si attraversa saltando da un sasso ad un altro e bagnandosi assai. Già da fuori è uno spettacolo, così avvolta dalla montagna ricca di muschi umidi. Quando si entra dentro però sembra di stare in un film. Si alzano gli occhi e la si vede cadere con una potenza inaudita da una fessura che si apre nella grotta al cui interno le pareti sono verdissime perché ricoperte di vegetazione e muschi. L’acqua mi è entrata d’appertutto, le mani mi si erano quasi ghiacciate, due ragazzi entrati prima di me si baciavano su un enorme roccia che è al centro della caverna ed era la scena più romantica, fotogenica, teatrale vista da quando sono sull’isola. Ci avrei diretto un film intero ispirato solo da quella scena. Sono stato discreto però e non li ho scritturati 😂.

Più tardi ho lasciato la strada uno per dirigersi a keldur, il borgo disabitato che fu già citato nelle saghe del medioevo. L’ho trovato stupendo con le sue case Hobbit col tetto di torba erbosa, la sua chiesa in tipico stile nordico che mi è sembrata quella dove viveva Padre Gabriel in The Walking Dead e che poi fu bruciata e il suo tetro cimitero. Le tombe girano tutte intorno la chiesa e la maggior parte sono dei 25 figli avuti dall’ultimo proprietario, un certo Guomundur Bynjolfsson.

Girarlo completamente da solo, in mezzo al nulla e a 11 km dalla strada principale é stato davvero particolare.

E poi neve, neve e ancora neve, ma domani é un altro giorno e spero di riuscire a ripartire!

La canzone che consiglio oggi è “The River” di Bruce Springsteen, ci ho fatto pure un video lungo la strada che prima o poi pubblico.

Buona serata!

Viaggio in Islanda – Quinto giorno, il grande sud (part 2)

Day Five.

Amici sono davvero stanco stasera dopo 600 km in macchina e due trekking per un totale di 4 ore e 400m di dislivello.

Comunque, se ieri è stata la giornata dell’acqua e del fuoco tra spiagge laviche e cascate in ogni dove, oggi l’elemento ricorrente é stato il ghiaccio. D’altronde ci sarà pure un motivo se chiamano quest’isola la terra del ghiaccio e del fuoco no?!

Ma andiamo per ordine.

Dopo qualche fermata in macchina estemporanea per fotografare enormi monoliti, gole verdi e montagne innevate, la prima vera tappa è stata il parco nazionale Skaftafell. C’é un bel centro informazioni con un piccolo museo e da qui partono molte delle spedizioni organizzate che portano al ghiacciaio che, come purtroppo tutto da queste parti, costano un casino. Inoltre ci sono alcuni sentieri free molto belli dove fare trekking ed io naturalmente non me lo sono fatto dire due volte e ho scelto subito quello che conduce ad una delle cascate più belle di tutta l’slanda, Svartifoss!
La caratteristica che la rende unica è la presenza di colonne di basalto dalla forma esagonale di provenienza vulcanica che la contornano. I colori sono bellissimi e cambiano a seconda della posizione dalla quale si guarda.
Risceso dal sentiero ne ho preso subito un altro che in più o meno 45 minuti mi ha portato al cospetto del ghiacciaio Vatnajökull, il più grande d’Europa per volume e il secondo per estensione (dopo l’Austfonna, ubicata sull’isola di Nordaustlandet e appartenente all’arcipelago norvegese delle Svalbard). È la quarta massa di ghiaccio al mondo dopo la calotta glaciale dell’Antartide, la calotta glaciale della Groenlandia ed il Campo de Hielo Sur in Patagonia.
Sognavo di vederlo e mi ci sono avvicinato abbastanza da rosicare per non esserci potuto salire su.

Da qui nel pomeriggio ho raggiunto Jökulsárlón, un lago glaciale che si trova proprio ai piedi di una delle lingue del ghiacciaio e dove milioni di pezzi di ghiaccio più o meno grandi, dei piccoli iceberg, staccandosi dal ghiacciaio, galleggiano nella laguna. Uno spettacolo incredibile, una quiete surreale. Le foche nuotano serene tra i ghiacci, la luce che attraversa la laguna forma giochi di luce magici e tutti rimangono a bocca aperta, compreso me. Dall’altra parte de lago c’é l’oceano e sulla spiaggia lavica si fermano molti dei ghiacci che attraversando un canale arrivano li. Lo spettacolo è assicurato con il gioco di colori tra il nero della spiaggia, il bianco trasparente dei piccoli iceberg e l’azzurro dell’oceano.

Poi il viaggio di ritorno in macchina lungo e bla bla bla.

La canzone che vi consiglio oggi l’anno passata, dopo un soliloquio del dj islandese del quale ho capito solo《adesso mettiamo un classico》, in una radio islandese ed è 🎧 “Mad World” di Gary Jules.

Viaggio in Islanda – Quarto giorno, il grande Sud

Day Four.

E niente amici, vi sto scrivendo da un luogo con il nome impronunciabile, kirkjubæjarklaustur. Sono in una guesthouse magnifica, si chiama Hunkubakkar, formata da una serie di cottage rossi con le porte verdi e le finestre bianche, in mezzo ad un piccolo bosco di abeti. Fuori ci sono due gradi e scende un leggero nevischio ed io ho gli occhi pieni di meraviglia e il cuore di un rosso forte per tutto quello che sono riuscito a vedere oggi.

Sono stato alle due cascate di Seljalandsfoss e Skógafoss, sulla spiaggia nera di Reynisfjara, sulle scogliere di Dyrhólaey e nel piccolo paesino di pescatori Vik.
Ma poco mi importa dei nomi e dei posti questa volta perché contano poco. Lascerò parlare le poche foto che vi posterò in basso e le sensazioni.
L’Islanda che ho visto oggi è un film fantasy senza un regista e degli attori. In realtà qui madre natura era proprio troppo ispirata quel giorno che posò la propria attenzione sul sud dell’isola.
In macchina avrò visto almeno una trentina di scenari competente diversi, fiabeschi, surreali a volte, impressionanti, emozionanti. Il bello è che spesso da un chilometro ad un altro l’ambientazione cambiava radicalmente. Pianure di roccia prima color giallo paglierino e nero e poi di un verde irlanda (per rendere l’idea), fiumi dai letti così larghi che sembravano laghi con migliaia di isolette nere lava, montagnette laviche coperte di erba dove le pulcinelle di mare e i gabbiani tridattili nidificano e volavano, roccie completamente rosse, pianure gialle completamente ricoperte da arbusti stanissimi e secchi, acqua che scendeva dalle montagne sotto forma di cascate enormi e cascatelle più piccole, l’oceano incazzato che espodeva sulle scogliere, archi di roccia naturali, faraglioni che nemmeno i goonies, ghiacciai che scendevano verso il centro dell’isola e molto molto altro.

Perciò non starò qui a descrivervi ogni posto, non renderei giustizia a nessuno di essi e forse nemmeno le foto lo faranno.

Sono qui e non potevo immaginare di essere in un posto più giusto per me.

La canzone che vi consiglio oggi è “Miami” dei counting crows!