Intervista a Francesco Petretti

Buongiorno Anime Montane!

Come promesso oggi è il gran giorno dell’intervista a Francesco Petretti, biologo e ornitologo che insegna Biologia della Conservazione all’Università di Perugia, autore e conduttore di programmi radiofonici e televisivi di Scienza ed Ecologia come “L’anello di re Salomone” per Radio 2 RAI, la “ pagina della Scienza” per Radio 3 RAI , “ Spazio Verde” (Stream TV). Dal 1997 è esperto naturalista del programma Geo&Geo per RAI 3 ed è consulente scientifico di vari programmi televisivi (Quark, Passaggio a Nord Ovest, Explora) ed è autore dei documentari Wild Italy, trasmessi da RAI 5. E allora bando alle ciance, ecco a voi l’intervista:

Buongiorno Francesco, un caloroso saluto da me e da tutti gli amici di Storie si Montagna.
Approfitto della tua disponibilità per farti qualche domanda.

– Che rapporto hai con la montagna sia in ambito professionale che personale?

Un rapporto molto stretto. Mio padre portava tutta la famiglia ogni estate sulle Alpi e, durante l’inverno, seguivamo le gite del CAI di Roma, con sveglia alle 5 e marce in montagna con qualsiasi tempo. Io avevo 6 anni, ma tutto ciò non ha fatto che accrescere il mio amore per la montagna, soprattutto quella appenninica

– Quali specie di uccelli sono più comuni sui nostri Appennini alle diverse altitudini?

Tre sono gli uccelli che distinguono un’alta quota appenninica anche con i loro richiami: il gracchio corallino, il codirosso spazzacamino, la coturnice.D’estate ci sono i culbianchi e le allodole, ma decisamente la montagna appartiene a queste tre creature alate

– E sulle alpi invece?

Il gracchio corallino è sostituito da quello alpino (oggi molto raro nella penisola), la pernice bianca è la signora delle alte quote, il fringuello alpino è più abbondante

– Tu, tra le altre cose, ti occupi di tutela di risorse naturali e specie minacciate per il wwf. Quali rischi corrono attualmente le nostre montagne e le specie che le popolano?

Fra tutte le aree naturali, quelle montane sono le meno compromesse, ma esistono tanti fattori di alterazione. Alcuni globali (la riduzione dei nevai sta provocando la sostituzione di ambienti alpini con ambienti più mediterranei, ciò comporta, ad esempio, la rarefazione del fringuello alpino), altri puntiformi, come una strada, un impianto sciistico, una captazione idrica.

– Cosa ne pensi di quello che è accaduto in Trentino la scorsa estate e cioè dell’abbattimento dell’orsa KJ2 rea di aver aggredito un uomo?

Assolutamente da non ripetere. Dobbiamo partire dal presupposto che la natura, con i suoi elementi continua a far parte del nostro mondo.Anche un animale selvatico potenzialmente pericoloso. Sta a noi valutare con giudizio e prudenza il comportamento appropriato: andare in montagna quando si scatena un temporale con fulmini, salire un pendio carico di neve fresca sono comportamenti imprudenti, ma non per questo chiudiamo le montagne. Cerchiamo solo di ragionare con buon senso. Frequentare un bosco dove vivono grandi orsi presuppone comportamenti informati e prudenti, ma possiamo continuare ad andare per funghi e per mirtilli senza timore.Migliaia di persone muoiono ogni anno sulle strade per tragiche fatalità e imprudenze:quelli sono incidenti sui quali la collettività e le amministrazioni devono agire!

– Qual è la situazione attuale del lupo appenninico?

Decisamente positiva, ma mai abbassare la guardia. Questi animali sono compressi in un ambiente pieno di uomini e di insediamenti umani e la contiguità con grandi popolazioni di cani domestici, randagi, rinselvatichiti rappresenta una continua preoccupazione per l’integrità del patrimonio genetico del lupo appenninico e per la sua salute, minacciata dalla diffusione di malattie e parassiti

Grazie Francesco

Buon lavoro!

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